mercoledì 20 settembre 2017

INSIEME RACCONTIAMO 25


            INSIEME RACCONTIAMO 25



#insiemeraccontiamo
#racconti
#fareblogging

Una piccola premessa prima di iniziare IR 25.
L’idea di questo incipit è nata da questo POST
di SINFOROSA CASTORO

Come potete leggere sul suo blog, in una puntata della sua iniziativa SCATTI, la numero 15 per essere esatti, ha pubblicato questa fotografia molto particolare e suggestiva di EMMANUEL AMADI



Ecco la foto che mi ha ispirata
Pubblicata qui sotto per gentile concessione dell'autore EMMANUEL AMADI



Naturalmente da questo mese tornano le ferree regole di sempre ahahhahahahaha
Le conoscete vero? 200/300 parole o 200/300 battute, scadenza il 30 settembre, eccetera eccetera.

Ma partiamo con la terza stagione di 


             INSIEME RACCONTIAMO!



NUVOLE
Stava leggendo le prime pagine di un libro che aveva trovato su una bancarella dell’usato. Un libro vecchio, malconcio, con la copertina di pelle consunta dall’uso. Lo aveva comperato perché il titolo l’aveva colpita. Quasi attirata. QWHFETT. Che significato poteva avere?
Improvvisamente si rese conto di dover accendere l’abat-jour perché era diventato buio. Alle 3 pomeridiane? “Che strano” pensò. Si affacciò alla finestra del sessantesimo piano di un grattacielo di New York, Manhattan per essere precisi come le piaceva, per capire cosa stava succedendo.
Spalancò gli occhi. Nel primo pomeriggio di un giorno di piena estate nuvoloni strani si precipitavano sulla città come a ghermirla oscurando il cielo. Il grattacielo a fianco del suo….. No! Non era possibile! Si fregò gli occhi con forza. Pulì gli occhiali e li rimise. Eppure era vero. Anche se quello che stava vedendo era davvero assurdo, era realtà.
Oltre alle nuvole che parevano correre e rumoreggiare come un treno in corsa, c’era altro. E non le piaceva affatto. Quel grattacielo si era curvato come se si stesse quasi inchinando ad una oscura presenza.



Ed ora, tocca a voi! Buon lavoro!
Patricia



martedì 19 settembre 2017

Personaggi indimenticabili al femminile


Ci sono personaggi che ti entrano sotto pelle e non se ne vanno più. Li ami, li adori, ci litighi ma in fondo in fondo sei al loro fianco e lo saresti in qualunque evenienza.

Sono quei personaggi che entrano in sintonia profonda con il lettore. Che gli regalano sensazioni forti e intense, profonde e dolci. Che diventano amici e che lasciano un vuoto quando la lettura giunge al termine.



Questa volta vi voglio parlare di tre personaggi femminili che sono stati miei amici, che mi hanno tenuto compagnia, per i quali avrei lottato e coi quali qualche volta avrei bisticciato non essendo d’accordo con le loro scelte.



Tre donne che si trovano a combattere contro il perbenismo imperante della loro epoca. Tre donne che vivono un matrimonio che non è mai stato d’amore vero ma dettato più che altro dalle leggi non scritte del loro ambiente. Tre incontri che cambieranno loro e la loro vita. Tre modi di affrontare questo cambiamento e tre finali diversi.





                           Anna Karenina


                       Connie Chatterley


                       Lucile Angellier
 





La prima, Anna, si innamora di Vronskji e dopo lunghe battaglie con se stessa abbandona marito e figlio per seguirlo perdendo l’onore, la faccia e il diritto che prima aveva di stare in quella società fatta solo di apparenze, di finto perbenismo.

Sappiamo tutti come finirà. Si getterà sotto ad un treno quando verrà rifiutata dal mondo in cui è sempre vissuta prima di conoscere il bel Vronskji.

Estrema e unica scelta che le resta per combattere un dolore insopportabile e per far sì che la gente si dimentichi presto di lei. Per sparire da quel mondo dal quale è fuggita e che l’ha ripudiata con ignominia.



La seconda, Connie, si innamora di Oliver Mellors, il guardiacaccia e scopre finalmente l’amore vero e la soddisfazione dei sensi. Scopre la sua femminilità ma soprattutto si scopre incapace di continuare a sostenere la farsa di un matrimonio ormai finito. Si rende conto di volere la libertà di essere Connie e non lady Chatterley, non la moglie di quel lord divenuto invalido in guerra.

Trova il coraggio di abbandonare lui e la vecchia vita. Di ricostruirsi la sua di vita in un posto lontano. Di ripartire da zero. E non da sola.



La terza, Lucile, ultima in ordine di tempo come scoperta e lettura, scopre le stesse cose di Connie ma non trova il coraggio di abbandonare marito e nome.

O forse, anche il suo è coraggio. Quello di affrontare l’esistenza così come gli altri hanno stabilito. Di proteggere il nome che porta aspettando insieme ad un’insopportabile ed egoista e gelosa suocera, che il marito non amato torni dalla prigionia.



Tre donne, tre situazioni simili ma non uguali affrontate in modo strettamente personale.

Tre personaggi sofferenti e insofferenti, deboli e forti insieme.

Tre forme di coraggio diverse ma che le accomuna nel dolore.
Tre modi di riappropriarsi del proprio  essere anche se quello di Anna è il più tragico ed estremo.



Anna infatti alla fine si suicida, in preda ad una forte confusione mentale, ma prima ha trovato la forza di scegliere tra l’amore (vero per lei) e l’amore di facciata.

Connie trova il coraggio di abbandonare tutto, di salpare verso il nuovo mondo con un bagaglio di speranza e ottimismo e salvaguardare il proprio orgoglio di donna.

Lucile trova forza e coraggio per andare avanti, continuare quell’esistenza vuota, ancor più vuota di prima dopo aver avuto una parentesi di sublime comunanza di intelletto e anima con Bruno von Falck. Con lei, insomma vince il buonsenso. Non si fa comunella col nemico e Bruno rappresenta l’invasore nella sua totalità.

Di Connie e Lucile si può anche dire che nel corso della narrazione acquistano una visione più ampia del mondo che ruota intorno a loro. Che lo capiscono e sanno quale è il loro posto, quello stabilito a priori da leggi mai scritte ma inappellabili. Connie però si ribella del tutto mentre Lucile le accetta ma senza mai abbassare la testa e perdere la dignità.



Tre eroine eterne che entrano nel cuore e non si potranno mai dimenticare.

Personaggi che hanno fatto la storia della letteratura.

Tre amiche che hanno lasciato me, lettrice, con il cuore pieno di dolore (Anna), e di ammirazione (Connie e Lucile).

Patricia

lunedì 18 settembre 2017

Una riflessione nata da un commento


Alcuni giorni fa, pubblicai questo post https://hermioneat.blogspot.it/2017/09/dolci-colline.html
parlando del mio Piemonte, in particolare di quella piccola zona di astigiano in cui abito.
Nei commenti ricevuti, Daniele Verzetti mi scrisse “L'amore per la natura è sempre qualcosa di magico come la natura stessa.”
Beh… questa sua frase mi ha fatto riflettere.
Mi chiesi insomma se io amo realmente la natura. Si direbbe di sì, però riflettendoci sopra mi sono resa conto che questo amore è venuto col tempo.
Prima è stata indifferenza proprio come quella dei bambini che non ascoltano  i genitori quando insegnano loro le buone maniere o un insegnante che che dichiara che due più due fa quattro. 
 
Ecco! Anch’io ero affetta da quella stessa sordità. Non sentivo cosa la natura mi diceva.
Sempre vissuta in città, natura per me erano i giardini cittadini con le fronde di quegli altissimi ippocastani a oscurare il cielo e far cadere le castagne d’India in testa, attraversati velocemente perché già allora meta di una certa delinquenza locale.
Solo col tempo, venendo ad abitare in campagna, mi sono resa conto di cosa sia realmente. Di quanto ci dia e di quanto pretenda in cambio.
Ci dà il verde dell’erba, il profumo di muschio e umido dei boschi; ci regala incontri con daini e cinghiali o il picchiettare del picchio testa rossa contro i tronchi; ci dà l’erba tagliata a maggio e la conseguente allergia; il sole che qui ha tutto un altro colore e calore che in città; un cielo più azzurro, profumo di rose a tratti interrotto dalla puzza della fabbrica di vernici ad una ventina di chilometri di distanza, dipende da come tira il vento.
Ci dà la neve che se non la spali non si entra in cortile, il suo gelo, il suo splendore e le risate giocandoci in mezzo con la cagnina.
Però ho detto che pretende anche ed è vero.
Pretende rispetto, amore, dedizione.
Non basta innaffiare i pomodori o falciare il prato. Serve nutrirla con amore come fa una figlia/un figlio con il genitore anziano e inabile, coi prodotti giusti, non con i peperoni e la bagna caoda a novant’anni. Battuta stupida ma rende l’idea.
Rispetto significa anche non avvelenare l’ambiente in cui viviamo e in cui vivranno i nostri figli. Non sono fondamentalista in proposito però certe esagerazioni non mi piacciono. Come quelle pere che ci regalarono anni fa. Stupende, perfette…. Finite nel compost perché sapevano solo di anticrittogamico. Il gusto della pera, non pervenuto.

A conclusione, sì, posso dire di amare questa natura. Soprattutto di amare visceralmente la mia zona anche se, a seconda delle stagioni, può sembrare Polo Sud, Sahara o in novembre, il periodo delle grandi piogge, Oceano Piemontese.
Patricia

Papaya nella neve. Neve e nebbia di gennaio

Primavera

Un tramonto primaverile
Ghiande
 
Novembre 2016

domenica 17 settembre 2017

LA POESIA DEL WEEK END 15/16/17 SETTEMBRE

Per la community L'ARTEDELLAPOESIA e per ilweekend del 15, 16 e 17 settembre, hashtag era 

                                                    #frammenti

#LAPOESIADELWEEKEND

Ecco la mia partecipazione

#frammenti di nuvole
come briciole di pensieri
Mai pensati
Come fantasmi di baci
Mai dati
Come abbracci
Mai ricevuti
Come lembi di pelle
Che il cuore non sa ricostruire.

Specchiatevi
Nella mia anima
Fatevi comprendere
E date un senso
Alla vita
Patricia


ESPERIMENTO 328: LA CASETTA DELLE MERAVIGLIE


L  iberiamo
A  mbizioni
C  ostruendoci
li,
ognando
ternamente
T  esori
roppo
rditi
i
poche
L  ontane.
L  ocalità
E  roiche,
M eravigliose
E  burnee
R  adici
A  frodisiache,
V  irgulti
I   nnocenti,
iovani
L  eggiadre
I   nfaticabili
tere. 

Grazie! Myrtilla

sabato 16 settembre 2017

Grazie Sugar Free


Voglio ringraziare Sugar Free del blog lagiostradeilibri.blogspot.it che con questo post https://lagiostradeilibri.blogspot.it/2017/09/liberi-i-miei-versi.html
Mi ha regalato un momento di gioia.
Grazie ancora!
Patricia



Gli amici di Myrtilla scrivono 17

RICORDO CHE LE POESIE PUBBLICATE SOTTO QUESTA ETICHETTA SONO DI ESCLUSIVA PROPRIETÀ DEGLI AUTORI. 
IO LE POSTO DIETRO LORO AUTORIZZAZIONE.
L'USO NE È VIETATO SENZA IL LORO BENEPLACITO.


In questo POST avevo pubblicato una filastrocca e le foto recenti dei miei tre discoletti miagolanti. Oddio! Miagolanti no, non si sentono quasi mai. Affamati, morti di fame e combinai guai sì. Senz'altro!

A questo  ppost, nei commenti il "terribile" VINCENZO IACOPONI MALAVISI
ha aggiunto il suo commento in versi.
Questa volta si è cimentato con grande successo in una filastrocca carinissima.

Siamo mici, siam micini
dei topini gli assassini,
siamo belli siamo gatti,
sempiternamente matti
siamo quello che volete
noi di gloria abbiamo sete,
siamo quello che vi pare
noi vogliam sol fornicare
con la micia del vicino
mettiam corna a profusione
ce ne freghiamo del guardone,
lui non puote pobrecito,
lo han castrato e ben fregato
può soltanto come un porco
ingrassare che a Natale
dovrà mettere al sicuro
il suo culo contro un muro.
Maledetti che viltade
io le palle ho consegnate
e per questo mi è cresciuto
sto culone strafottuto,
me lo attappo col codone
me ne scappo in un portone
me ne resto mogio mogio
tanto ormai lo sanno tutti
che io son diventato frocio.

Ciao Pat te la dedico sta cotta e mangiata.
Hai gatti evirati? Porelli, poracci
l'hai ridotti come stracci,
ma io spero che tu almeno
li hai lasciati cacciatori
de li sorci del quartiere
de le sorce dei vicini.
che ogni botta sia una tacchia
e che occorrano i pompieri
per salvarvi dai micetti
prossimi pompatori mai sazietti.

Vincenzo Iacoponi Malavisi


In quest'altro POST invece aveva nuovamente tentato con un haiku  il numero 74 e il nostro Vincenzo nonchè Iacoponi nonchè Malavisi :) :) mi ha scritto il seguito.

Un istante dopo
ritorna giù dal camino tappato
il fumo bellicoso
e turbolento,
ci riempie la casa...

spalanca tutte le finestre
che moriamo soffocati...

Che ne dite?


La poesia che segue invece è di OFELIA DEVILLE.
Oltre che nei commenti a questo mio POST la trovate sul suo blog. Basta linkare sul nome.

Terra martoriata,
devastata, che accogli
nel tuo ventre i figli caduti,
sei corpo, sangue, polvere.
Terra di pietre,
arida, crudele
sei sudore della fronte,
pane di fatica.
Terra fertile, generosa
che doni dolci frutti
dove fioriscono primavere.
Terra matriarca
antico canto di donne,
alchimia della natura,
sei l’essenza della vita.
(© Ofelia Deville)