venerdì 1 luglio 2016

RIEPILOGO DI INSIEME RACCONTIAMO 10


#racconti
#insiemeraccontiamo
#fareblogging

Fanciulli, che vi devo dire? Che siete grandi? Di nuovo? Eh, sì, siete proprio grandi!
Questo giochetto mensile continua a riscuotere successo e questo mese il risultato è stratosferico!!!!!!!!!

Ai soliti nomi noti si sono aggiunti altri partecipanti e che dire???
Sono di una felicità che non immaginate nemmeno!
La cerchia si amplia, la varietà di stile anche, la fantasia non parliamone... :))
L'interazione... eh, quella è unica!

     Un immenso grazie a tutti quanti!
Ma diamo il via al riepilogo del mese di giugno :D)

Il mio incipit era


Uscita dal bosco, lungo quel sentiero che correva tra querce e olmi, la vide apparire all'orizzonte.
Pianta quadrata, quattro basse torri ai lati, si stagliava contro il cielo ancora chiaro del tramonto in arrivo. Scura, quasi nera con quelle bifore che parevano occhi di gigante. Che davano un senso di.....


I vostri finali

IL LUPO 

 
...timore ma anche di protezione.

La lettera, ricevuta la settimana prima, era vergata a mano su carta elegante e profumata alla lavanda..L’aveva stupita, emozionata profondamente e aveva deciso di accettare l’invito al Castello. La lettera diceva all'incirca questo :

Io, Furio III di Mannaria, Re incontrastato di questa fortezza, costruita per anni, pezzo per pezzo, con le mie mani e con l aiuto del dolore e della rabbia, rinforzata in ogni angolo, ogni torre, ogni ponte. Io mi inchino a te, ti porgo la mia spada e la mia corona.

Se sei riuscita ad arrivare a Me significa che hai sgominato un esercito tra i più addestrati e fedeli, hai domato fiumi impetuosi ed attraversato mari ostili... sei partita da lontano, con pazienza e con quel briciolo di "incoscienza" che anima le menti di noi Cavalieri.

Sei arrivata fino a qui, con sofferenza, con dolore e rabbia, con speranza e desiderio infiniti .

Quella speranza e quel desiderio ti hanno fatto crescere lungo il cammino, ti hanno dato forza e luce nei momenti bui e spinto in alto nei momenti in cui ti sentivi forte... sei cresciuta, sei partita Principessa, sei arrivata Regina....

Sensibile ma forte, con una lucente corazza forgiata dal fuoco del dolore e della passione, intarsiata, lucida e brillante come un lago al tramonto, impenetrabile la tempesta, ma dietro la quale si nasconde un cuore di donna, che ama con forza e con sincerità, un cuore che combatte per non farsi legare, un cuore che vuole solo volare....

Io mi inchino a te, il mio cuore, la mia anima ti serviranno per sempre. Alzerò la spada senza timore contro qualunque pericolo ti si avvicini e con il cuore da mannaro che batte nel mio petto ti difenderò fino alla morte, oltre la vita"


Il Tuo Re 


..magica avventura. In lontananza si sentivano giungere musiche e suoni festosi: nel cortile della fortezza doveva esserci una qualche fiera. Il castello, stagliato contro la luce del sole, splendeva come una gemma preziosa; da un arcobaleno incassato nelle nuvole scendevano rilucenti creature fatate, che si riunivano a giocare tra gli spruzzi della cascatella del fossato, dove l’acqua riluceva in una gibigianna argentata. Vicino al ponte levatoio sonnecchiava un drago rosso, che russando emetteva una piccola fiammella dal naso. Appena fu entrata nel castello, riuscì a intravedere la fiera...
...ma l’effetto della Sostanza F terminò all’improvviso. Con rassegnazione, la testa dolorante, si rialzò dal suo giaciglio maleodorante, e uscì dal buco lurido in cui viveva. Aveva fame e stava male, ma nei vicoli bui e malfamati era uno spacciatore che cercava. Era diventato difficile trovarne, ora che la Sostanza F era stata dichiarata illegale, perché esserne trovati in possesso poteva significare venire massacrati a morte dagli agenti della psipolizia. Ogni evasione dalla realtà era vietata, e da tempo gli schermi anti-delta avevano assicurato la cessazione di qualsiasi fantasticheria. E quella droga dava dipendenza, una fortissima dipendenza, ma forse era altro ciò che preoccupava il regime: alcuni non facevano ritorno, sparivano nel nulla, e c’era chi credeva – o forse solo sperava - che fossero riusciti a passare definitivamente dall’altra parte...

 
SINFOROSA CASTORO 


... di mistero. S'avvicinò, entrò cauta e un coro assordante di «Tanti auguri a te» echeggiò nell'immensa sala addobbata per l'occasione. Non potevano farle sorpresa migliore.




 
Uscita dal bosco, lungo quel sentiero che correva tra querce e olmi, la vide apparire all'orizzonte.
Pianta quadrata, quattro basse torri ai lati, si stagliava contro il cielo ancora chiaro del tramonto in arrivo. Scura, quasi nera con quelle bifore che parevano occhi di gigante. Che davano un senso di inquietudine. Ma non si fece scoraggiare, superò il ponte che l’univa alla villa e entrò nel cortile.
Lì al centro di tutto, alzò gli occhi al cielo e lo vide di un azzurro limpidissimo.
Nulla può succedermi con la testa sotto questo cielo meraviglioso.
Affronterò ogni incognita e spero che il barone abbia davvero bisogno di una brava governante.
Del resto come le aveva detto sua cugina, che da tempo lavorava al castello come cuoca, i due bimbi, rimasti orfani di madre da poco tempo, avevano soprattutto bisogno di cure e di affetto.
E lei era pronta, ad iniziare il nuovo cammino.
                  
 
.....davano un senso di torpore. Così mi addormentai sotto un albero, tanto contava arrivare a quella vecchia costruzione col favore delle tenebre, non di giorno. Guai farsi vedere da queste parti.
Chi sa quanto ho dormito, dovevo essere ben stanco. La luna stava appesa in alto e mandava una luce trasparente, da incubo.
Così entrai dentro la casa col solo aiuto della mia microlampada che dava poca illuminazione, quella che bastava a me. Scesi nelle cantine, abbandonate da anni. Ricordavo ogni dettaglio anche se erano oramai passati sei anni infiniti in una cella schifosa di San Vittore.
Avevo pensato solo a questo momento, come rivalsa. C'era voluto il terzo grado di giudizio perché fossi dichiarato non colpevole in assenza di prove e di un cadavere. Aspettandolo avevo rivisto questa cantina piena di muffe ogni notte a occhi spalancati nel buio.
E adesso stavo qui. In fondo alla scala, attenzione che è scivolosa, tre metri sulla destra c'è una nicchia. La terra oramai si è rappresa ed è quasi cementata dall'umidità.
Ci monto sopra, chiudendo gli occhi, un sorriso di beatitudine sulle labbra.
Così sei qui sotto, nessuno ti ha trovato e nessuno verrà mai più a dissotterrarti da questa splendida tomba, vero Marco?
Lei ha chiesto il divorzio, perché lei sapeva, lo aveva capito, ma non ha avuto il coraggio di dire che tu fossi il suo amante, anzi ha fatto la parte della buona moglie che è fedele e comprensiva col marito ingiustamente accusato e condannato con un filo di indizi anche in appello. Ma intanto si cercava il nuovo amante e tradiva anche te, gran figlio di una cagna.
Non so dire quanto tempo sia rimasto lì dentro, so soltanto che albeggiava quando uscii fuori da quella specie di castello da incubi.
Me ne andai molto più leggero di come fossi arrivato, senza alcun rimpianto.

 
.. invalicabile freddezza.







Aveva  tanto desiderato raggiungere questo posto, da bambina era rimasta affascinata dalla novella che le avevano raccontato che parlava di un cavaliere, di un cavallo e di una spada. Ora ce l’aveva di fronte il luogo dove il mistero del cavalier Galgano si era compiuto, entrò nell’abbazia e per incanto si trovò in un posto magico, con sorpresa vide che il  pavimento era un prato verde e non c’era la copertura del tetto:




https://2.bp.blogspot.com/-H2ru3nomHcU/V2udHA4KhLI/AAAAAAAAMFE/Nx2ChbL6xSwU_Z8t5OznUpIIRmF9YlopwCLcB/s1600/sangalgano_Abbey_Italy_1024x768.jpg


  La sensazione fu strana, era in una chiesa e vedeva il cielo.
I monaci che l’avevano fatta costruire in onore di  Galgano l’avevano riempita di simboli geometrici che ancor oggi incantano per la precisione.
Proprio qui , come le avevano raccontato, il cavallo di Galgano si rifiutò di proseguire  e il cavaliere lo colse come un segno per cambiare vita e abbandonare le battaglie e le nobili agiatezze.
Un gruppo di persone seguivano la spiegazione di una  guida: Si avvicinò e sentì questa frase: - Il tetto non c’è perché avendo molte parti in piombo, nei secoli fu abbattuto per fabbricare munizioni.-
Ma come, pensò, questo rudere una volta era una chiesa, come si può usare le sue parti per farne armi da guerra?
Proprio nel luogo dove un giovane cavaliere rinunciò alle armi scegliendo una vita di preghiera, ritirandosi nell’eremo a pochi passi da qui, trasformando la sua spada in una croce da venerare.
 
S'incamminò sulla collina , il cartello indicava “Montesiepi”, entrò nella cappella era buio, solo un raggio di luce entrava da una finestrella e lì, fra suggestione e stupore, vide incastonata nella roccia la spada del cavalier Galgano.




Sarà leggenda o verità , non lo sapeva, certamente quella spada che si trovava lì da 800 anni , infilzata nella roccia dava una sensazione di pace e serenità, come volesse indicare a tutti quale deve essere il destino degli strumenti di guerra.
Galgano lo capì  , nessuno riuscì  mai a staccarla dalla roccia ,  e qui sta il miracolo oppure il mistero.
 
Sarà leggenda o verità , non lo sapeva, certamente quella spada che si trovava lì da 800 anni , infilzata nella roccia dava una sensazione di pace e serenità, come volesse indicare a tutti quale deve essere il destino degli strumenti di guerra.
Galgano lo capì  , nessuno riuscì  mai a staccarla dalla roccia ,  e qui sta il miracolo oppure il mistero.

 
angoscia ….chissà cosa l’aspettava se avesse avuto il coraggio di avvicinarsi fino al portone socchiuso, quasi un invito ad entrare…la curiosità prese il sopravvento alla paura e quindi trepidante, si accostò. Una volta varcata la soglia un nugolo di ragnatele la sfiorò ed ebbe un sussulto, era un posto abbandonato da tempo quindi polvere e ragnatele era il minimo che potesse trovare! Quando gli occhi si abituarono all’oscurità, grazie alla tenue luce che filtrava dall’entrata e dalle bifore, si trovò in un enorme salone, i cui mobili, divani, lampadari e suppellettili vari erano coperti da uno strato di polvere….dedusse che da tempo quindi nessuno vi aveva abitato e si chiese chi potessero essere i padroni di quel luogo, di cui, fino a quel momento, ignorava l’esistenza. Ormai il sole stava per tramontare e non avrebbe fatto in tempo per tornare da dove era venuta; attraversare il bosco nell’oscurità proprio non era il caso, meglio passare la notte lì e poi al mattino avrebbe pensato cosa fare, ora era troppo stanca per qualsiasi cosa, stanca anche per pensare….Sì un bel riposo l’avrebbe aiutata a ritemprare le forze…Notò lo scalone che portava al piano superiore e sperò di trovare almeno un letto decente per non coricarsi nella polvere. Salì le scale e, come pensava, c’erano diverse porte. La luce era sempre più fioca, ma intravedeva tutto, del resto quel luogo disabitato non aveva luce corrente da chissà quanto e di mettersi a cercare candele o torce non ne aveva tempo, le premeva coricarsi prima che il buio le oscurasse completamente la visuale….entro’ nella stanza più vicina e, come immaginava, c’era un bel letto che l’aspettava, tolse il copriletto impolverato e….un urlo squarciò il silenzio che da troppo tempo lì regnava …
                                             

IVANO LANDI


https://3.bp.blogspot.com/-pI_L2ipXIEc/V2wD-t1V8bI/AAAAAAAAI-s/dhPQBfEU1TENeVfHxx1oYBRsn_yAp1aHwCLcB/s1600/Worthington-Whittredge_Evening-in-the-woods.jpg
L'immagine in alto è: Thomas Worthington Whittredge, Evening in the Woods (detail)



300 caratteri

...qualcosa di cui non fidarsi. Si fermò, pronta a darsela a gambe. Per un po' tutto rimase com’era, ma poi le bifore si accesero di una luce malvagia, le quattro torri si piegarono ai lati a toccare il suolo, e il mostro partì alla carica. Proprio per un pelo, pensò lei, nel rituffarsi nel bosco.


216 parole.
...abbandono. Erano tristi occhi vuoti, come abbandonati dalle loro iridi. Come sempre, si sedette a fissarle sull'erba fresca poco oltre il margine della radura, in attesa del momento in cui l’oscurità vi avrebbe come sovrapposto due nere palpebre. Solo allora, lo sapeva per esperienza, al senso di abbandono si sarebbe sostituito, anche in lei, il rassicurante oblio del sonno. Ma stranamente, ogni mattino, si risvegliava nello stesso luogo da cui era venuta: un posto dalle mura bianche e spoglie, popolato di gente vestita tutta uguale e tutta indaffarata, che sembrava accorgersi a malapena di lei. Ne approfittava allora, ogni volta, per uscire senza farsi notare da nessuno e tornare a immergersi nella più carezzevole ombra del bosco, dove riprendeva il suo lungo cammino verso la radura. Poco le importava se vi sarebbe arrivata solo alla soglia del tramonto; poco le importava se sarebbe stata un po’ triste fino al calar del buio. Non era stata capace di trovare altra strada che quella. Poi, un giorno, a metà cammino, trovò un albero caduto a sbarrarle il sentiero. Inutilmente protese le braccia in avanti, verso l'ancor lontana radura e la dimora dallo sguardo triste e vuoto. Quell'albero caduto era il suo filo, ora del tutto reciso, e già la mano invisibile, ma imperiosa, dell’Ade la reclamava a sé.

                     
 
mistero, di ragnatele e pipistrelli. Quella casa aveva un aspetto spettrale, ma in quel momento rappresentava  la sua unica possibilità di salvezza. Gli Esseri che si nascondevano nella foresta la stavano inseguendo e lei non si doveva far raggiungere se voleva continuare a essere libera.



 
....pericolo
L'istinto le diceva di ignorarla e di dirigersi nella direzione opposta, ma qualcosa l'attirava verso quella strana costruzione. Ebbe l'impressine che in quelle bifore oscure vi fosse un riflesso bluastro : desederava distogliere lo sguardo, ma si sentiva ipnotizzata e una pressione fortissima la costringeva a recarsi laggiù, al più presto.
Cominciò a correre e, raggiunta quella sorta di tozzo castello, imboccò la scala che le era apparsa davanti : salì dapprima con con leggerezza , come se la forza di gravità fosse molto più leggera in quel luogo,mentre immagini rassicuranti le scorrevano negli occhi ; poi ,man mano, la pressione divenne più pesante sulle spalle, fino all'ultimo gradino che la condusse in una camera semi-oscura,piena di gente che l'aspettava e l'accolse con entusiasmo : ora volteggiava in mezzo a loro, riconoscendoli tutti. Non mancava nessuno neanche i suoi cani.
Allora capì : aveva ripercorsa la sua vita ed era giunta tra coloro che l'avevano preceduta in quel luogo giungendo all'ultimo appuntamento della sua vita.



 

"…di perdizione.

- Chissà quando smetterà di farci vagare per frasche e sentieri -, pensò levandosi davanti un nugolo di moscerini. – Poi co sto caldo… Un finale al mare no, eh… - .

D’altronde, la capa di Insieme Raccontiamo era Lei, c’era poco da lamentarsi.

Si avvicinò alla strana costruzione. Una figura in un certo modo familiare si stagliava con indosso il due pezzi su una delle torri. Dall'interno, uno strano cicaleccio, come di voci sommesse che si accavallavano. Tante voci.

- Ma non è possibile…! - , esclamò quando fu certa di non sbagliarsi. – Tu, qui…? - .

La tizia si sporse con noncuranza, non aveva paura di cadere: l’erba cattiva non muore mai.

- Ah, ciao… -, disse. – Sei arrivata, finalmente… Scansafatiche! Hai lavato e stirato le mutande e i calzini di mio figlio?... Te l’ho detto mille volte che pure i calzini e le mutande vanno stirati e inamidati… -

- … -

- Che bel posto, questo… Non trovi?... Guarda, per l'occasione ho fatto fare i miei nuovi biglietti da visita… - , e gliene porse uno.

Lo prese e gli diede una letta, era allibita.

Sig.ra
Tua Suocera

Comeromperti-i-maroni@adovere.com

Disponibile per Regina 24 ore su 24

Senza Appuntamento


Le voci si fecero più insistenti.

- Ma chi ci sta dentro…? -, chiese. Nel cuore una sinistra sensazione.

Tua Suocera rise, sguaiata. – Li ho fatti prigionieri… Tutti!... -

- Tutti chi…? –

L’espressione dell’altra si trasformò in un ghigno, un bigodino le cadde sull’occhio malefico. Se lo scostò con l’unica unghia rosso fuoco: probabilmente s’era divorata l’estetista prima che potesse dipingergliele tutte, come l’ultima volta.

- Tutti quelli dei finali, voglio fare un dispetto a quella fiduciosa dell’Involata… -

- Ehm… Innominata, prego… -

- Ah si, quel che è… Ma adesso vai via, vai a lavare, a stirare e a cucinare… Povero quel figlio mio…in che mani… - . Si portò teatralmente il braccio alla fronte, poi sbadigliò. – Ho caldo e ho sete… Ivaaaaaaan… Ivaaaaan… Portami un tè, subitooooo!!!... –

Il volto provato di un uomo fece capolino. – Eminenza… Non per contraddirla, ma mi chiamo Ivano... Ivano Landi… Ho pure un bel blog… -

- Non mi tediare, Ivan… Io blog non ne bevo, queste bibite moderne… Portami il tè, verde e senza zucchero, vedi come sono bella e magra… E fai zittire i tuoi compari… Mi è venuta l’emicrania, tutta colpa di mia nuora… Povero quel figlio mio… povero…- .

Ivan-Ivano si ritirò portandosi dietro un mugolio di disperazione.

Questa volta l’Innominata l’aveva fatta grossa. Grossa veramente"
 

SFINGE
 
versione breve:
"... sgomento: immaginò la ronda dei soldati di guardia sulle torri ed il movimento, che andava smorzandosi al calare del sole nei cortili interni. Febbrilmente la sua mente lavorava alla ricerca del varco che le avrebbe permesso di rivedere la sua casa dopo il lungo esilio. Doveva riuscire ad entrare di nascosto: ne andava della sua vita."

versione lunga:
"... richiamo ipnotico, una sorta di magia che sembrava bisbigliare canti di sirene in una musicalità silenziosa capace di insinuarsi invisibile fin nel profondo. Guardò ancora: le illuminazioni delle finestre a tratti sembravano infiammarsi in un movimento narrante, come la concretizzazione di un sogno antico e proibito. Mosse ancora alcuni passi, ma stranamente le gambe erano divenute molli e le ginocchia si andavano piegando come avvolte in una nebbia soffice, ma invincibile, che le avvinghiava lentamente al suolo. Un alito leggero, come un capogiro appena accennato, le confuse la vista ed allora cominciò a distinguere parole nel brusio informe della notte incombente. Sentì l'erba già umida sfiorarle il volto nella sua carezza umida ed aromatica, mentre scivolava senza accorgersene in un sonno profondo, destinato a durare i mille anni della leggenda ascoltata da bambina. I sogni giunsero vividi, ricchi delle vicende vissute in una vita precedente e preclusa alla memoria cosciente. Si vide bambina, approssimativamente vestita di un abitino azzurro e logoro, giocare nelle pozzanghere tra le baracche dei contadini appena fuori dal castello in una festa di voci affamate ed argentine. Lei litigava col compagno per un pezzo di cordicella attaccata ad una tavoletta di legno che a turno facevano scivolare sull'acqua, simulando l'andirivieni delle chiatte sul fiume poco distante. All'improvviso il ragazzo mollò la presa e scappò via e lei si ritrovò nel silenzio calato ad un tratto sul viottolo, riversa di schiena nel fango: sopra di lei il volto di una signora vestita come le cortigiane del castello, che le tese la mano sorridendo. - Attenta Marta! Quella è la strega! - si sentì urlare da una voce infantile nascosta tra i muretti e le tende sugli usci, ma Marta sorrise e si lasciò aiutare dalla sconosciuta nobildonna. Non immaginava la bambina che questo avrebbe cambiato per sempre la sua vita "


  

Versione myrtilla'shouse
.sicurezza, come il suo abitante.
All’intero della fortezza, nella Sognoteca, c’erano migliaia di barattoli con sogni bellissimi che l’amico distribuiva hai bambini.
Il Grande Gigante Gentile le venne incontro:
«Ciao piccirottola.»
Due volte all’anno, Sofia andava a trovare GGG nella sua nuova casa.


Versione sevuoiunavitadasognodormi

.sicurezza, come il suo abitante.
All’intero della fortezza, nella Sognoteca, c’erano migliaia di barattoli con ogni tipo di sogno, ma il suo amico portava hai bambini solo i sogni più fantasiosi e belli.
Il Grande Gigante Gentile le venne incontro:
«Ciao piccirottola.»
Due volte all’anno, Sofia andava a trovare GGG nella sua nuova casa.

MARINA GUARNERI

 
...ignoto, l'ignota curiosità che affollava di domande la sua mente tutte le volte che lo incontrava nel locale. Lei, dietro il bancone serviva cocktail e alcolici, lui invece si sedeva sempre al tavolino di fronte. Arrivava a tarda ora e non passava inosservato per la possente mole e per quel portamento sicuro, che ostentava come fosse merce rara. Vestiva sempre di nero, aveva mani forti che avvolgeva attorno al bicchiere con una presa solida: lo avvicinava alle labbra e puntava lo sguardo dritto, nella sua direzione. Era in quel momento che lei scivolava in uno stato di trance, perché i suoi occhi erano magnetici, profondi come la notte, grandi e scuri, le mettevano i brividi addosso.
Quando si addormentava, la mente plasmava la sua attrazione ossessiva, così lei passava attraverso il bosco della sua confusione per correre incontro al desiderio inconscio di conoscere l'uomo che nei sogni, vestito di fortezza sinistra e inespugnabile, la aspettava sempre in fondo al sentiero.


GIUSI 

 


mistero.
Si sentì attratta da quel luogo incantato; tutto era assopito. 
 Una forza l'attirava verso il grande portone socchiuso.
Il cuore le batteva forte in petto, ma si fece coraggio e spinse forte.
 Si ritrovò in un grande salone; anche un raggio di sole entro' con lei facendosi spazio tra polvere e ragnatele che disegnavano trine argentate.
Salì titubante la scalinata che la portava al piano superiore .
 La musica lieve di un carillon iniziò a suonare dolcemente e la porta si aprì. 
Era una camera regale . Vi troneggiava un grande letto a baldacchino con leggiadri drappeggi  , poltrone cuscini e velluti. 
Un segretaire con profumi e belletti corredi di dama e d' un tratto vi fu davanti : 
un grande specchio ovale... Signore del tempo.
Si vide riflessa vestita come una principessa, la lunga chioma bruna riccioluta raccolta;  sfavillante di perle e gioielli..

” Attraversami e potrai tornare indietro. Modificare la tua vita , riviverla in qualsiasi tempo.. il mio regalo per te …"

Ebbe un balzo, esitò ,  poi sorrise e si  incamminò verso l'uscita. 
 Che ne sarebbe stato del suo presente? Gli affetti più cari, gli amici....
 Una nuova vita avrebbe significato perdere tutto e nulla valeva tanto, fosse stato anche migliore.
Richiuse il portone e si riavviò verso il bosco. 
Le bifore ora  lasciavano filtrare una luce fioca , sembravano sorridere.
Il sentiero non era più così scosceso.

 



 


MIO FINALE CON FOTO



Avvicinandosi, capì perché avevano scelto quel posto isolato. Le urla che ne uscivano mettevano i brividi. Qualcuno avrebbe chiamato la Polizia impaurito.
Invece era il solito gruppo canoro di Rick.
La musica era oscena m almeno l'erba buona
Myrtilla





19 commenti:

  1. Bello il racconto di Giusi che ancora mi mancava. E anche l'immagine di accompagnamento.
    Il tuo finale, Patricia, ha rimembranze di lontani tempi eroici ^_^

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    1. Sono tutti belli Ivano :)) ops... messer Ivan Ivano ahhahaha

      Rimembranze.... naaaaa! semplice tabacco, niente di più il mio

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    2. Scappato il ditino :)))
      Quanto al complessino, se canto mi arrestano quindi :)))

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  2. A me piace sempre gustarmi tutti i racconti insieme. Quante versioni questa volta!
    Regina Zalieva mi diverte un sacco tutte le volte, mi ha colpito Vincenzo Iacoponi, il Grande Gigante Gentile di Anna Maria è fantastico e poi chiudi sempre in bellezza tu! :)

    Questa mattina ho fatto una piccola riflessione e ho pubblicato la mia versione anche in un post nel mio blog: https://trentunodicembre.blogspot.it/2016/07/insieme-raccontiamo-10.html

    Buona mattinata e complimenti a tutti!

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    1. Ciao Marina, belle le tue riflessioni. Devo dirti che sono d'accordo. Non siamo tutti fatti con lo stampino ed è giusto che ognuno segua le proprie inclinazioni. Si può provare a cambiare rotta, fare un tentativo però poi se non ci piace il risultato nessun problema. Seguiamo la nostra strada e proseguiamo a testa alta.

      Ho corretto il link così rimanda direttamente al post.
      Ciao bella, Buon weekend

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  3. Ahahahah cena a base di rucola selvaggia? Fai la brava Patricia...

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    1. hahahha mentre scrivevo il finale mi è venuto in mente un aneddoto di una signora che ho conobbi scoli fa. E' morta da tanti anni ormai e a parlarne non svelo segreti di stato.
      Laura, si chiamava così, mi aveva raccontato che da giovane rubava le cartine per fare le sigarette a suo papà. Non il tabacco che usava lui perchè troppo forte. Sai cosa metteva nella cartina? La salvia macinata!!!!!
      Non si può dire che non fosse aromatico il fumo ahahahhahah
      Come vedi.... erba buona!!!! ahahahah

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  4. Cara Patrizia, io ho solo poche parole da dire!!! Brave! e ancora brave e alla fine bravissime tutte!! Ciao e buona giornata cara amica, con un abbraccio e un sorriso:)
    Tomaso

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    1. Grazie Tomaso!
      Hai visto che bella combriccola siamo? Uno più bravo dell'altro ma senza rivalità o scorrettezze.
      Questo giochetto è un divertimento unico!
      Bacio!

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  5. Bravissima Cristiana, ti ho subito riconosciuta.
    Buona la tua idea, Myrtilla, strabuona, l'idea di sollecitare tutti con un incipit.

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    1. Ciao Vincenzo,
      pensavo proprio a te stamattina. :))
      Bella l'idea vero? Ci divertiamo molto tutti insieme. L'impegno non è eccessivo ma l'interazione è notevole.

      Hai notato che anche il tuo finale ha riscosso successo? Siamo grandi noi!!!!!
      Bacio!

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    2. Grazie Vincenzo, detto da te....
      Cri

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  6. che belli tutti assieme ... molto bello quello di Verbena sembra una leggenda vera ,... ma che cavolo dico le leggende sono leggende ....
    Fioredicollina ed io sembra che abbiamo visitato la stessa fortezza , stessa scalinata, stessa polvere e ragnatele ...dobbiamo essere un po maniache se pensiamo subito alla polvere visitando un maniero disabitato ...
    tutti molto azzeccati e da togliere il fiato alcuni ... complimenti a tutti un piacere avervi letto ... un abbraccio
    alla prossima Pat se si può...

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    1. Belli vero. Giusi?
      Mi sembra che puntata dopo puntat diventiamo tutti..... "'più meglio" ahhahahahaha
      Certo! Alla prossima, senza impegno :)
      Bacio

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  7. Bravissimi tutti! Una delle migliori prove a livello generale! *__*
    Il tuo finale, Pat, è strepitoso muahahah! XD

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    1. ahahahhaahh Glò.... non ho esperienza in proposito eh... a parte il tabacco tradizionale :))

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  8. Che bella iniziativa, Patricia, hai stimolato la nostra fantasia è ci hai dato un luogo dove esprimerla. Grazie ♥

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    1. Ciao Verbena, puntata dopo puntata diventa sempre meglio questo giochetto.
      E' un modo semplice per divertirsi con poco impegno ma questa è una delle cose belle del web :)
      Prego! Ma di che? Se non ci foste voi.... :))

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