mercoledì 1 marzo 2017

IR 18 RIEPILOGO


#insieme raccontiamo    #racconti    #fareblogging
 
  INSIEME RACCONTIAMO 18   
                                            riepilogo     



Questo mese, oltre all’incipit, bisognava restare legati alla foto che ho messo io. 
                               
                               UN TRENO.

Naturalmente potevate mettere qualunque foto aveste voluto purché il tema fosse appunto quello.


Devo dire che il tema principale, questo benedetto treno, ha ispirato molti. Tra ricordi, storie sentite, realtà dolenti studiate è stato uno stimolo notevole.
Bravissimi! Ma che ve lo dico a fare? Siete sempre più in gamba!






Ecco il MIO INCIPIT
  
Battisti nelle cuffiette cantava “c’è un treno che parte alle 7,40...”
Forse non erano proprio le 7,40 però il treno era lì, fermo come un cannibale vorace pronto a inghiottire chiunque gli si avvicinasse troppo. Pauroso, eppure invitante.
Doveva smettere di guardarlo e prendere una decisione. Salire o no?



E l'altra famosa canzone cantava proprio "il treno delle 7.30 senza lui...".
Così Marco stava ancora aspettando.
Dare ragione a Battisti e alla Pausini?
Aspettare ancora per ricevere risposta in quel maledetto cellulare?
Nessuno lo sa, perché alle 10.35 c'è chi dice di aver visto Marco ancora lì, seduto sulla panca, pregando per un sì.



Un'altra occasione per fuggire via dall'Italia difficilmente mi sarebbe ricapitata. La conferma ufficiale che il presidente francese Ahmed Mahfuz aveva dichiarato "inevitabile" uno scontro "anche militare se necessario" contro la Germania "sunnita" era il preludio alla chiusura delle frontiere.
Viaggiare da clandestino in quel treno stracolmo di cristiani espulsi per sempre dall'Italia mi spaventava, viste le truci leggende che circolavano attorno ai quei convogli. Avevo sentite dire che a metà strada venivano dirottati su un binario tronco e incendiati con tutti i passeggeri a bordo; o anche che, anziché fermarsi in Svizzera come da accordi internazionali, proseguivano sino in Francia dove i cristiani erano poi venduti come schiavi... Verità o leggenda metropolitana?
Decisi di rischiarmela. E pensai che, comunque, se qualcosa fosse andato storto, avevo pur sempre chilometri di binari e un treno in movimento per suicidarmi.


CRISTIANA 2011
Quando, salite le scale, giunse ai binari, sentì la voce dall'altoparlante che annunciava " è in partenza dal binario 1 il treno 
Genova-Nizza-Barcelona. Inevitabilmente, le venne in mente la canzone di Battisti  che  nelle cuffiette cantava
 “c’è un treno che parte alle 7,40...”e le parve di buon auspicio.
 Senza fare il biglietto, corse al binario  uno  trascinando il pesante trolley e salì trafelata , togliendosi poi  gli occhialoni
 neri e la parrucca rossiccia, prima di entrare nel primo  scompartimento disponibile.
Ebbe anche il tempo di togliersi lo strato di fondotinta e tutto quel  kajal che le contornava gli occhi,
 nonchè quell'impiastro di rossetto che le deformava la bocca, prima dell'arrivo di altri passeggeri.
Si semtì fiera di quel piano che aveva preparato con accuratezza e , per la prima volta dopo mesi di paura, 
si sentì al sicuro. La decisione di attuarlo l'aveva presa la sera prima, dopo l'esnnesima telefonata di minacce, 
dettagliata nei  particolari di ciò che 'lui' le avrebbe fatto se non avesse accettato d'incontrarlo. 
Per la prima volta considerò positivamente il fatto di essere sola al mondo.
 In qualsiasi luogo decidesse di scendere da quel treno, qualsiasi lavoro fosse stata costretta a fare, non aveva importanza  :  
quel senso di libertà che sentiva   crescere dento di lei  era inestimabile










BARBARA FANELLI




Il fischio del controllore lo aveva riportato alla realtà. Solo pochi secondi per prendere la decisione che gli avrebbe cambiato la vita. Il tasto rewind non funzionava, doveva andare avanti
La direzione l'avrebbe trovata camminando. 
Doveva voltare le spalle al treno e cominciare il suo cammino. 



VERBENA C



L'altoparlante annunciava la partenza di quel treno. Le mie amiche mi chiamavano dal finestrino: "Dai, sbrigati! Il treno parte."
Io guardavo verso la stazione, speravo di rivederti correre verso di me per salutarmi.
La vacanza era finita,ti avevo conosciuto l'ultimo giorno , sulla spiaggia, quell’ultima sera, suonavi la chitarra e noi cantavamo a squarciagola le “emozioni” di Battisti. Mi dicesti che saresti partito per il servizio militare fra qualche giorno, Forse stava nascendo qualcosa fra di noi, la vita aveva deciso di farmi un regalo ma quella volta me lo ha portato troppo tardi.
Salii su quel treno e urlai: “Arrivooo!”
Seguirono altri regali nella mia vita e quel treno mi portò a riceverli in tempo.




Salire, non c'era altra possibilità. E poi osservarsi, riflessa nel finestrino.
Il piumino azzurro in cui si era infagottata, quasi a volersi nascondere.
Il berretto  di lana pesante, lavorato a maglia da sua madre. 
I jeans color notte fonda con quella piccola etichetta rossa quasi indistinguibile, ormai.
E poi le vecchie scarpe da tennis bianche portate anche in pieno inverno.Erano ridotte ad un cencio ma lei non se ne separava mai, soprattutto quando doveva viaggiare.
Un panino ripieno al prosciutto, lasciato a metà sul sedile di velluto.Sul tavolino apribile, il suo walkman azzurro della Sony, con la vecchia cassetta arancione. Quello era il "periodo" Battisti, ascoltato fino allo sfinimento.
Era scesa di corsa dal treno dopo il piccolo incidente. Voleva aprire la bottiglia d'acqua appena comprata ma non aveva con sé l'apribottiglie. Allora aveva provato a stapparla come aveva visto fare a suo padre. Il collo di vetro era partito di colpo e si era procurata un taglio alla mano.
Il sangue fuoriusciva dalla ferita copiosamente, per cui si era precipitata giù per cercare di fermare il fiotto sotto il getto d'acqua della fontanella in stazione.
Il capotreno in servizio le era venuto in aiuto e dopo avere pulito la ferita le aveva fasciato la mano con un fazzoletto di cotone.
Aveva le lacrime agli occhi mentre lo ringraziava.
Sapeva che in realtà non era il dolore fisico quello che la faceva stare così male.
Era qualcosa di più profondo.
La ferita si sarebbe rimarginata col tempo, ma ciò che significava quella partenza invece, non sarebbe passato mai.
Era il 23 dicembre del 1985.
Quello che l'aspettava non era in grado di poterlo vedere chiaramente.
Sapeva che sarebbe stato difficile, con momenti di buio e dolore.
Ma la decisione era presa.
Lì alla fine di quella lunga strada ferrata, c'era il suo futuro.
Ad accoglierla, una città immersa nella nebbia del mattino appena travolta da una nevicata storica.
Avrebbe affondato i piedi in quel mondo nuovo e ovattato. 
Prima a tentoni poi sempre più sicura.
Tra le sue mani, tutta vita da vivere.


VINCENZO IACOPONI




Ci aveva messo quasi due ore ad arrivare alla stazione per salire su quel treno. Taxi non ne prendeva; autobus non ne passavano a quell'ora e a piedi con la sua infermità era un cosa grave, perché il piede sinistro cominciava a fargli male dopo un centinaio di passi, e doveva fermarsi, poi ogni due minuti una sosta e mano mano iniziava a dolergli tutta la gamba sinistra, poi anche la destra che sopportava il suo peso quasi da sola. C'era nato così, col piede sinistro storto all'interno e la gamba più corta di sette centimetri. Aveva piantato la scuola alla terza media, lui che era il più bravo in matematica, perché nn ne poteva più di essere lo zimbello della sua classe e di tante altre. Il suo modo di claudicare, praticamente il suo doversi annodare intorno alla spina dorsale spingendo la spalla destra in alto e in avanti e abbassando l'altra sembrava la movenza goffa di un giullare. E se qualcuno a volte gli chiedeva come stava lui sentiva la nota di ironia schiaffeggiarlo in pieno viso. Ogni volta. Neanche dirlo che non aveva mai avuto una ragazza, e chi sarebbe mai andata con uno così, a farsi ridere dietro da tutti.
Finché era arrivato Facebook e l'anonimato, l'oscuramento del web. Scrivere scriveva bene assai, non gli era stato difficile lasciar credere di essere un normale, con due gambe della stessa lunghezza e due piedi sani. Chi va a pensare di stare a scrivere ad uno storpio? Ragazze ne aveva conosciute parecchie. Le foto erano appariscenti. Lui non aveva mai postato una foto, anche se gli era venuta in mente l'idea di metterci una fotografia di suo fratello, quando era della sua età. In casa ce n'erano una quantità e suo fratello viveva in Canadà con la famiglia. Era più grande di lui, tanto di più, quindici anni più vecchio. Non gli avrebbe detto niente anche se lo avesse scoperto. Ma aveva visto che circondandosi di mistero sembrava attirare le ragazze come le mosche il miele. Tante ragazze, fino a che era arrivata Daniela, da una città grande del nord. Daniela era la più bella di tutte. Dire che lui se ne fosse innamorato a colpo era dir poco della verità. La sognava ogni notte, ad occhi aperti nel buio della sua stanza.
Poi Daniela gli aveva scritto che voleva conoscerlo e lo aveva invitato a casa sua.
Non aveva saputo risponderle di no. Adesso stava su quel maledetto marciapiedi, il treno era lì, le porte tutte spalancate, un biglietto in tasca, ma non si decideva a salire. Che sarebbe successo quando Daniela se lo sarebbe trovato davanti? Gli aveva promesso di aspettarlo al binario d'arrivo. Cosa sarebbe successo quando lo avrebbe visto camminare con la spalla destra che si alzava, la sinistra che si abbassava e lui che si avvitava intorno alla sua colonna vertebrale come un serpente?
Arrivò il Capostazione con il fischietto ed il segnale di partenza nelle mani. Aveva pochi secondi per decidere. Era rimasto lui solo sul marciapiedi. Il Capostazione gli diede un'occhiata, poi alzò il segnale verde e lasciò partire un fischio lacerante. Le portiere si chiusero automaticamente tutte insieme ed il treno si mosse.
Lui restò un attimo fermo, poi si girò e si incamminò per tornare a casa. Ci avrebbe messo altre due ore.
Avrebbe fatto in tempo a cancellare tutto il suo profilo da Facebook prima che Daniela partisse da casa sua per andare alla stazione a riceverlo.



GLÒ
Salire, sì. Il viaggio era stato programmato con accuratezza e precisione, quel treno era immancabile. Per abituarsi alla quotidianità che a breve sarebbe stata la sua, forse senza ritorno, aveva dovuto indossare quei cosi fastidiosi - le cuffiette - e la musica che diffondevano era così strana, lontana... Il treno delle 7.40 della canzone avrebbe portato un uomo all'amata, cose di altri tempi, quasi come quei racconti antichissimi che raccontavano delle peripezie che conducevano il cavaliere alla sua signora. Certo là di cavallo si trattava, nell'altro caso di un mezzo meccanico. Storie di altre epoche, altre sensibilità e altra tecnologia.

Bisognava farsi forza, trattenere il respiro e salire su quel "treno": ad aver fortuna, perché del primo viaggio nel tempo si trattava, la macchina lo avrebbe trasportato sul treno dei pendolari, che alle 7.50 avrebbe cominciato la sua corsa. E così avrebbe avuto inizio la missione.




girò sui tacchi e se ne andò, non poteva lasciare tutto per inseguire quel sogno. No, il treno per ora poteva aspettare.


CARLO CALATI
(lasciato sul blog di Mariella S https://acquamari.blogspot.it)

il fatto è che quel treno con lei non c'entrava nulla, la direzione era contraria alla sua logica, la destinazione una vera follia e questo l'attirava. cincischiò fino all'ultimo con le frange della sciarpa sperando che quel convoglio se ne andasse e invece restava lì immobile e sbuffante come aspettasse solo lei. alla fine si alzò, si avvolse la sciarpa attorno al viso come un rapinatore e con un passo esitante salì sul vagone. era un'assurdità, lo sapeva bene, ma una volta che il treno si mosse lei si lasciò risucchiare dal passato come non fosse ancora accaduto.


OFELIA DEVILLE
Dove lo avrebbe portato quel treno?
Lontano da casa di sicuro, pensò Luca, dalla campagna che lo aveva cresciuto come una madre premurosa e protettiva, celandolo alle malizie della città.
Fino a quando era arrivato il periodo della maturità, della consapevolezza.
Aveva diciotto anni, adesso, un diploma in mano e non poteva più accontentarsi di un’anima corriera che dal suo piccolo, rassicurante paesino sperduto in mezzo ai campo lo conduceva fino alla vicina cittadina per andare a scuola e poi subito tornare a casa perché come gli dicevano i suoi genitori “il mondo fuori è cattivo”.
Doveva andare, sì.
Lasciare quella realtà che ormai gli andava stretta e tentare.
Lo aveva promesso a Nicola.
Preso il diploma, e Nicola la laurea, sarebbero andati a Roma e lì avrebbero iniziato la loro vita insieme.
Guardò il display del lettore mp3: Battisti stava sfumando, presto sarebbero arrivati i Baustelle.
E lui avrebbe fatto come Baudelaire.
Prese il borsone in cui la sera precedente aveva sbattuto le ultime cose alla rinfusa, la grossa valigia blu e salì sul treno.
Il cellulare che teneva nella tasca dei jeans si mise a vibrare in quel momento.
Rispose e la voce calda di Nicola lo raggiunse:
-Dove sei?-
-Sono appena salito, vagone tre.-
-Ho preso due biglietti per la prima classe, vengo a prenderti. Ti amo.-
Luca sorrise, all’improvviso il treno non era più un mostro cattivo ma un bellissimo forziere pieno di speranza.
-Anche io.- disse.”





FRANCESCA VANNI










Una voce imperiosa gridò che le porte del treno stavano per chiudersi e Rachele fu colta da un brivido inaspettato.
Parlava bene il tedesco, dal momento che aveva studiato lingue, eppure c’era qualcosa in quell’insieme di sillabe dure messe una in coda all’altra che la inquietava.
A dire il vero tutto nei tedeschi la inquietava.
Eppure quel viaggio doveva farlo, lo aveva promesso a sua nonna Sara prima che il tumore al seno la portasse via, qualche anno dopo la perdita di nonno Giorgio.
Salì sul treno e in poco tempo trovò il suo posto, carrozza 1 sedile 12 B.
Anche sua nonna era salita su un treno, quando era ancora una ragazzina, e non certo un treno pulito e luminoso come quello in cui sedeva lei.
Eppure la destinazione era la stessa: Dachau, vicino alla città di Monaco che il treno si stava lasciando alle spalle.
Sarah aprì lo zainetto che aveva portato con sé e prese il diario di sua nonna.
Lo aprì alla prima pagina, dove attaccata con un pezzetto di nastro adesivo faceva bella mostra di sé una fotografia ingiallita dal tempo che ritraeva nonna Sara e la sua famiglia: i suoi genitori, Lia e Beniamino, e i suoi fratelli Giuseppe, Guido e infine la piccola Maria.
Di loro non era sopravvissuto nessuno, se non Sara.
Rachele sospirò, cominciando a leggere il diario.
Mentre il treno si dirigeva silenzioso verso Dachau, pensò che era finalmente giunto il momento di fare i conti con il passato per onorare sua nonna e tutte le duecentomila vittime che avevano trovato la morte in quel posto orribile.
Il suo viaggio della memoria era appena cominciato.









Non che avesse molte alternative.
Tutti si aspettavano che salisse.
Era un'occasione unica.
Lo dicevano con forza i suoi genitori.
Lo ripeteva il ragazzo molto felice per lei.
Per non parlare delle amiche di scuola,quelle  che avrebbero voluto essere al suo posto.
"Al giorno d'oggi,con tanti che un' occupazione se la sognano,ti ritrovi l'impiego sicuro,il lavoro per la vita!"
Come un mantra se lo ripeteva.
E poi non era neanche lontano.
Poteva tornare a casa tutte le sere.
Il lavoro adatto per una ragazza che vuol mettere su famiglia.
Un bel ufficio in centro,le mansioni di una segretaria,magari la possibilità di fare anche un po' di carriera,di trovare amicizie di città:poco importa se la laurea conseguita i mesi prima non venisse presa in considerazione.
"Potremo sposarci,cercare casa e vivere felici e contenti".
In quel fumoso mattino,freddo di nebbia non le pareva così allettante il futuro fiabesco che partiva alle 7:40 dal binario 8.
Binario 8?
Con un balzo si tolse le cuffie e si mise a guardare meglio il tabellone lontano che pareva vivo :i numeri e le parole  ruotavano con l'incalzare del tempo.
Non mi dire.
Aveva sbagliato binario,questo non era il suo treno.
Doveva sbrigarsi,mancavano solo  pochi minuti .
Eppure le gambe si fecero di piombo.
La canzone era quasi finita,come il tempo delle scelte.
"Presto vai,fai presto...".
I suoi occhi si soffermarono un secondo di troppo sul vagone che aveva di fronte.
Immediatamente si immerse in paesaggi luminosi,in arie diverse,in lingue sconosciute ed abbracci ancora da scoprire.




Avrebbero capito.
Non subito però.
Ma questo non fermò i suoi passi.





Mise un piede sul gradino e fece per salire ma, un fischio la distolse dall'appoggiare anche l'altro e rimase in equilibrio precario su una sola gamba, girò la testa e vide uno sbuffo di fumo bianco fuoriuscire da un fumaiolo nero antracite, incuriosita scese, riacquistò una posizione stabile e percorse tutta la piattaforma svoltando poi a sinistra per raggiungere il binario su cui sostava una vecchia locomotiva a vapore tirata a lucido, il fumaiolo sbuffò di nuovo come se volesse salutarla, si avvicinò e su un foglio pubblicitario attaccato alla prima carrozza lesse :
" Se ami la lentezza e pensi che il viaggio sia più importante della meta, sali e accomodati, non rimarrai delusa. "
Salì e si fermò sul vestibolo fin quando le bielle cominciarono a muoversi producendo il tipico rumore dei treni alimentati a carbone, Battisti adesso cantava:
" Che ne sai di un bambino che rubava
e soltanto nel buio giocava
e del sole che trafigge i solai, che ne sai
e di un mondo tutto chiuso in una via
e di un cinema di periferia
che ne sai della nostra ferrovia, che ne sai ... "

Entrò nell'abitacolo semi vuoto, si sedette sul cuscino adagiato sul sedile di legno, si appoggiò alla spalliera, incrociò le braccia e guardò fuori dal finestrino; lo spettacolo stava iniziando con il paesaggio complice dei suoi pensieri.  





REGINA ZALIEVA


Non ti potresti levare le cuffiette? O almeno abbassare il volume…. 

- EEEEEEEEEH?! 

- LE-VA-TI-LE-CU-FFI-E-TTE – sillabò Guido. Gilda sbuffò e si tirò via dalle orecchie le cuffiette dell’ipod. – Aho, Gui'! C’hai rotto. Non solo me fai sveglià all’alba pe' venitte ad accompagna' a la stazione, ma c’hai pure il coraggio de levamme la musica… -. Fece scoppiare nervosa la gomma da masticare. 

Guido non le diede retta, accarezzò la fredda pietra della panchina sulla quale si erano appollaiati e lanciò l’ennesima occhiata al Freccia Verde fermo al binario. Sarebbe ripartito tra meno di quarantacinque minuti, con o senza di lui. 

- E poi lo sai perché m’hanno chiamato Gilda, lo sai… 

- Sì sì, lo so, per la discoteca al centro… 

- Eh no, bello de casa… Detta così pare che tutti se possano chiamà Gilda!... Me chiamo Gilda perché so’ arrivata la sera che i miei hanno fatto l’amore al GI-LDA. LA-MO-RE. Intendi? La musica m'appartiene, 'nu me la potete levà… 

L’altoparlante annunciò il treno in arrivo da Velletri al binario undici. 

- Senti 'n po'… - squittì Gilda tirando fuori dalla borsa un sacchetto cuki ed iniziando a mangiare quadratini bianchi di una roba indefinita. – Così avresti sognato 'na madonna che ti diceva di cercà 'na superchè…? 

- Ehm… non era un sogno, e neppure una madonna… Mi è stato detto che devo cercare la superscantattruppola… 

- Mmmhh mmmhh… - assentì Gilda alzando gli occhi al cielo. Aveva la bocca troppo piena per poter ribattere. 

- Scusa, che mangi? 

- Tofu – rispose fiera la ragazza mandando giù il boccone. – So' diventata vegan. Dovresti fa' il passaggio pure te… E’ n’altro mondo. 

- Ma se fino ad una settimana fa’ a colazione ti mangiavi il Crispy Mcbacon…? 

- Errori di gioventù – lo liquidò Gilda con una mano. – Tiè! T’ho fatto 'na ricerca coi controfiocchi –. Gli mise sotto al naso lo schermo luminoso del telefonino. Guido non afferrò. 

- Aoh! Belladdormentata... E' il catalogo nuovo de' Ikea. C’hanno la linea Besta, Draget, Eket… Ma de sta Superscazzola non c’è notizia. Te sei sicuro che la madonna t’ha detto se chiamasse proprio così? 

Guido si alzò. Avrebbe preso quel treno. Non era certo fosse il giusto inizio, ma doveva trovare la superscantattruppola gibbosa. Era quello il suo destino, adesso lo sapeva. 

Si avviò lungo il binario. 

- Amò – gli gridò dietro Gilda. – Ma pe' domenica torni? Te ricordi, sì, dell’acquapark co' Marco e Anna! 

Guido si voltò. – Ma è inverno. Che ci andiamo a fare all’acquapark? 

- Embè? – starnazzò la sua fidanzata. – Basta co sti conformismi… Er mare d’estate, la neve d’inverno… Torna che ci divertimo. T’ho preso pure il costume nuovo. 

Guido raggiunse il vagone a falcate. Sì, di qualunque cosa si trattasse, avrebbe trovato la superscantattruppola. Doveva dare un senso alla sua vita. Doveva ricominciare, lontano da quel mondo che forse non gli apparteneva. Doveva cessare Guido e diventare Adamo. Ecco, sì, doveva fare proprio quello.


ELISA





Certo che salgo. E’ la quarta volta che vado a Venezia ma è una città così struggente e ho piacere che la veda anche lui, che invece non l’ha mai vista. Dicono che sia la città dell’amore, romantica per eccellenza. Ebbene finalmente ci vado con un uomo che ho nel cuore. Se non ricordo male ci sono stata con un’amica di vecchia data, con una specie di ex e con mio figlio. E’ ancora così forte e struggente il ricordo dentro di me. E mi ricorda subito Bologna e i treni che ho preso con Daniele. Lacrime silenziose solcano il mio viso, non dovrei davvero cominciare un viaggio così ma non riesco proprio a fermarle. E adesso chissà che penserà. Interrogatorio di III grado e vorrei tanto che tutto questo invece rimanesse dentro di me, silenzioso e privato. Anche la città in cui stiamo andando ha un silenzio bellissimo, un silenzio che non ho sentito mai in nessun posto, fatto solo del rumore dell’acqua che si infrange sugli scalini e sui moli. Un silenzio in cui puoi perderti per quanto è grande. Venezia è una città magica e durante la settimana ci sono meno turisti e quindi sarà più bella. Conosco i suoi vicoli ma mi piace scoprirne di nuovi e assaggiare di nuovo il baccala come lo cucinano lì e anche entrare di nuovo nella magnifica Sala dei Dogi e rimanere folgorata dalle sue dimensioni e dalla sua bellezza. Una città da mangiare piano piano assaggiando i suoi sapori e i suoi piatti, una città da respirare, una città da ammirare e una città da ricordare. Perché una volta che ti è entrata nel cuore non se ne va più.


DOLCEZZEDIMAMMA



Lasciare casa, amici, lavoro…e poi perché? Inseguire i sogni, accettare quella proposta così folle, così temeraria…eppure così accattivante: lavorare in un circo, condividere la vita vagabonda di quella gente, indossare un costume, imparare a leggere le carte, chissà… Sua madre le aveva detto che era una cosa da pazzi e da incoscienti. In fondo lui non le aveva promesso niente…
Voleva andare via. Si sentiva stretta in quella casa con le tendine ricamate e i centrini inamidati, a mangiare gnocchi il giovedì e trippa il sabato, in quella consuetudine che era diventata schiavitù. E poi era arrivato lui, con la sua voglia di vivere e col suo progetto…e lei si era persa. La sua vita casa-ufficio non le bastava più. 
Non ci sarebbe stato un ritorno, lo sapeva. Il treno coi suoi fanali rossi sembrava un drago pronto a rapirla: ma il cavaliere sarebbe arrivato lancia in resta a salvarla? Oppure lei sarebbe sparita in quella notte che si annunciava nel crepuscolo?
Aveva con sé solo una borsa. Dentro una fotografia, un libro e una penna: il passato, il presente e il futuro. Non aveva neanche un cambio di biancheria: se si ricominciabisogna rinnovare tutto. Anche i documenti aveva lasciato a casa:  non voleva più essere Bianca. Sarebbe stata Diana, l’acrobata (o la cartomante, chissà)

Un fischio acuto, il treno in movimento e Bianca si risveglia di soprassalto.
Un momento di confusione: chi sono? dove vado? Poi ricorda: sta andando al lavoro, come ogni giorno: casa-ufficio, ufficio-casa, giovedì gnocchi, sabato trippa…su quel treno che la porta su e giù per la valle ogni mattina, ogni sera.
Apre la borsa. Dentro solo una fotografia, un libro e una penna: il passato, il presente, il futuro. 


Quel giorno non sarebbe scesa alla solita stazione.








I treni erano tutti fermi in stazione a causa dello sciopero nazionale. Quello davanti ai suoi occhi era l’ultimo treno che sarebbe partito quel giorno. La musica gli teneva compagnia, ma allo stesso tempo lo stava rattristando. Battisti era il cantautore preferito di suo padre, e di lui ricordava solo le prediche che gli aveva fatto in gioventù. Non avevano mai instaurato un vero rapporto padre-figlio, e una volta divenuto grande non era stato difficile andarsene di casa senza rimpianti.
Ricordare il passato gli aveva schiarito le idee. Si tolse le cuffiette e abbandonò l’ipod sulla panchina, e salì sul quel treno. Voleva perdere ogni legame con quella città, lasciarsi alle spalle i ricordi, per smettere di sentirsi prigioniero. Al primo scomparto chiese ad un passeggero dove il treno era diretto. Napoli! Gli rispose. “E Napoli sia” borbottò tra sé, “così finalmente mi farò un bel bagno nel Marechiaro di Napoli!”







Una meta così lontana dal suo mondo, che gli avrebbe dato la giusta ricarica per ricominciare. Il suo viaggio non si sarebbe fermato lì, avrebbe proseguito oltre oceano, fino ad arrivare in capo al mondo. E dov’era per lui “in capo al mondo”? Nella sua testa, solo nella sua testa! All'improvviso si rese conto di non avere veramente bisogno di quel viaggio, ma nonostante tutto non se la sentì di scendere da quel treno.




MASSIMILIANO RICCARDI

I minuti scorrono, la fine di questo umile raccontino è svelata cliccando sull'ultimo orario di questa azzardata follia cronologica.



Il destino non riguarda i sogni



ore 10

L'orologio della stazione era preciso, lo sapeva, nonostante ciò continuava a confrontarlo con quello da polso.

Ancora niente. Lei non si decideva ad arrivare.

Mesi di preparazione. Un nuovo lavoro, una nuova casa, una vita piena di promesse e speranze.

Dovevano soltanto salire su quel maledetto treno. L'ancona- Chiasso sarebbe rimasto lì fermo ancora per poco, presto sarebbe ripartito. Basilea sarebbe stata l'ultima meta, un posto nuovo dove ricominciare.

ore 10,15

La sera prima, dopo aver fatto l'amore, lei aveva pianto. Aveva paura di lasciare la casa dei genitori. Lui non aveva detto nulla, si era limitato a stringerla forte. Non voleva pensare che quella sarebbe potuta essere l'ultima volta. Soltanto quando l'ebbe riportata a casa le disse un semplice e sommesso: "Ti aspetterò, so che verrai".

ore 10,20

Per tutti l'afa era opprimente, ma lui non riusciva a smettere di sentire freddo. Che sensazione strana in una mattina di agosto. Sapeva che la colpa era del timore che lei non si facesse viva. Si accese l'ennesima sigaretta. Per la prima volta  sentiva che il destino avrebbe giocato in suo favore se solo lei non si fosse tirata indietro. Una nuova esistenza con l'amore della sua vita.

La lancetta dei minuti si muoveva veloce, ogni scatto simile a uno schiaffo in pieno volto. Distolse lo sguardo.

Improvvisamente la vide varcare la soglia della sala d'attesa. Bellissima, radiosa, sorridente. Riflessi dorati le accarezzavano i capelli mentre gli correva incontro. Occhi negli occhi si dissero più di quanto le parole erano mai riuscite a dire. Lui allargò le braccia pronto ad accoglierla. Dio quanto l'amava.

Sul blog di Massimiliano c'è unpost scriptum importante per capire pienamente la storia. Andate a curiosare.

 ANNA MARIA FABBRI



Era giusto partire per l'erasmus, proprio ora che aveva trovato l'amore?
Questo era un treno amico? Lo avrebbe portato a esperienze costruttive o distruttive per il suo futuro?
Dodici mesi, sono un'eternità per un rapporto appena nato. Marco aveva fatto la domanda molto prima di quella stupenda serata, in cui complice il freddo pungente, che li aveva portati a tenersi stretti, stretti sotto i portici di Bologna per riscaldarsi. I loro visi si erano sfiorati e non vi era stato bisogno di dire nulla, nulla era stato detto e sancito, però da quella sera facevano copia fissa. Con nessun altro si era trovato così bene, loro due erano in grado di riempire il tempo anche senza dirsi nulla, le emozioni passavano a pelle, bastava uno sguardo, un sorriso, un sospiro.
Anna sapeva che doveva partire, non le aveva mai detto resta o vai. Ora le mancava non fosse lì, si erano salutati la sera prima, quella mattina lei aveva il suo primo tirocinio.
Seduto sulla panchina della stazione si rimirava le scarpe, salire o restare? Quando "Marcooo!" Lei.
Anna che correva lungo la pensilina, bella sorridente con i capelli al vento. Si alzò e gli corse incontro prendendola tra le braccia, il cuore che le scoppiava nel petto, le parole che non uscivano per l'intensa commozione. Il treno fischiò. Non ci fu bisogno di lunghi discorsi se non stringersi, e suggellarsi nell'ultimo bacio e "Vai ti aspetto.", "Vai o farai tardi al tuo tirocinio."
Lasciò la mano di Anna sul predellino del treno, mentre il capostazione segnalava la chiusura delle porte. Un ultimo saluto dal finestrino, poi la Spagna attendeva.



ANNA MASSÈ 




Il controllore stava per salire ormai, e molta gente si affrettava a timbrare il biglietto e prendere posto su quei grandi vagoni sporchi per lo smog e pieni di murales.
Si guardò tra le mani. Il biglietto di sola andata per andare da lei era lì. Quando si ricordò il suo viso con la pelle chiara, qualche lentiggine e gli occhi color nocciola, incorniciato da quei meravigliosi capelli castani che profumavano di fiori, sentì il cuore battere a mille. Eppure… non ne aveva il coraggio. Ma non poteva vivere nel ricordo. No!
Però… non poteva farlo. Lei probabilmente si era fatta una nuova vita, nemmeno si ricordava i momenti trascorsi insieme, le lettere, le poesie, gli sguardi. Una melanconica nostalgia lo assalì.
        -  Io… non posso. La amo, ma… non posso farcela. Non sono nulla in fondo.

Lacrime calde, amare, scesero dai suoi profondi occhi azzurri. Strinse il biglietto tra le mani e lo lanciò lontano. Si alzò dalla panchina e si allontanò dal treno piangendo e il cuore in una morsa di solitudine. 

Di colpo, si svegliò. Guardandosi attorno si rese conto di essere seduto sul quel treno, per andare da lei. Mancavano poche stazioni ormai. Quel treno… forse lo avrebbe condotto alla felicità, una volta per tutte. 
 
 
 



IL MIO FINALE


Salire o no? Sempre la solita domanda. Noiosa. Insistente. Brutto essere sempre stato un bravo ragazzo!


Puntare verso Dusseldorf per andare a fare lo sguattero nel ristorante di quello zio che nemmeno conosceva per vitto, alloggio e pochi euro? Senza contare che non conosceva una sola parola di tedesco…. oppure puntare su Marsiglia e partecipare a quel raduno rock?


E quando ci sarebbe stato un altro mega concerto come quello? Tutte quelle star maledette e meravigliose… maledettamente meravigliose! Quella musica spaccatimpani… il sesso.. La droga non gli interessava ma il resto sì.
Insomma, far contenti i suoi e soffrire per cieca obbedienza e “senso del dovere” come lo chiamava sua madre o pensare una volta a se stesso?
In Germania avrebbe avuto una parvenza di stipendio, a Marsiglia invece…
Guardò il cartellone elettronico della stazione. Sul binario 2 partiva il treno per la Germania, sul binario 3 quello per la Francia.
Al diavolo! Sguattero per sguattero dopo il raduno qualcosa da fare avrebbe trovato a Marsiglia. “Poi, la Francia è grande” pensò.
Prese lo zaino e si diresse alla biglietteria per cambiare il biglietto.
Doveva sbrigarsi. Il treno sarebbe partito da lì a poco.
Myrtilla




Chiedo scusa per l'impaginazione a random ma non c'è stato verso di preparare un post decente.
Blogger, il touch pad o la jella hanno lavorato contro di me. Alla quarta stesura del post mi sono arresa.
Portate pazienza
Patrizia

38 commenti:

  1. Ma che importa Pat! Anzi, grazie per ospitarci e ispirarci ^_^ Questa volta ho l'impressione che abbia prevalso la "storia vera", del resto il treno è stato un simbolo forte nel nostro passato (recente, alla fine).
    Complimenti a tutti, perché alla 18a edizione siamo ancora parecchi e pieni di energie ^_^

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    1. Ti ringrazio Glò ma hai visto che schifo???????????
      4 volte ieri l'ho rifatto cambiando completamente pagina.
      Una volta stamattina per aggiungere quei due finali nuovi e lo schifo è uguale.
      Il blu du REgina non sono riuscita a cambiarlo.
      Nel mio finale ci sono righe scritte con caratteri diversi, microscopici.
      Cambia pagina di blogger, fai tutto da capo e non cambio un piffero!!!! Che devo fare????

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    2. Toglila formattazione del testo. C'è un pulsante apposta in blogger sulla barra del testo ;)

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  2. Ma Elisa e dolcezze di mamma sono la stessa persona? I racconti sono uguali... ho appena letto quello di Max appena in tempo e mi ha dato i brividi. Bravo tutti!

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    1. Ma come scrivo... perdonami Per col cellulare faccio casino.

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    2. Tranquilla Mariella!
      Mi spiace solo che questo post di riepilogo è venuto fuori uno schifo!
      Non so cosa abbia blogger ma mi sta facendo impazzire.
      E nota che correggo, modifico e salvo. Guardo l'anteprima è a posto, poi mi pubblica il post così.
      Sono disperata!
      Grazie a te!

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    3. Ne ho anche dimenticato un pezzo!!! Uffff
      No non sono la stessa persona. Infatti i finali sono diversi.
      Io però avevo sbagliato e avevo corretto. Perchè blogger non lo ha fatto è un mistero!!!!

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  3. Mi sembra che domini su tutto la voglia di evasione da un quotidiano che a quanto pare sta stretto a molti...
    Mi sono piaciute in particolare le prove di Vincenzo Iacoponi e Regina Zalieva.

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    1. Ciao Ivano, scapperei anch'io maledizione!!!
      Blogger mi ha piantato su un casino stellare! Mi spieghi perchè nella anteprima vedevo tutto a posto, sulla mia pagina di post anche e poi ha pubblicato così?
      Non ci capisco più niente!!!!
      Hai letto anche quello di Max che ho aggiunto ora? :)

      ps sei guarito????

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  4. Mi accorgo solo ora di aver dimenticato le virgolette per sottolineare il passaggio dalla terza persona alla prima...

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    1. Non ti preoccupare ARiano, coi pasticci che son venuti fuori a me non se ne è accorto nessuno.
      Blogger è diventato un casino!

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  5. Risposte
    1. Grazie Dolcezza! Siete stati favolosi tutti quanti!
      Purtroppo sono io che ho problemi con blogger e non riesco a metterli a posto.
      Bacio!

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  6. Insieme raccontiamo è come un negozio di prelibatezze in cui si prova tutto ed è tutto buono. Complimenti e un saluto a tutti. Bacio a te Patricia !

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    1. Troppo buona Sciarada!
      Il merito comunque va a voi tutti! Vi mettete sempre in gioco senza timore.
      Grandi! Siete grandi!
      Un abbraccio stella

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  7. Io scrivo poesie, mi riesce difficile ragionare in termini di prosa come nel caso di un racconto. Non è detto però che non ci provi chissà….

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    1. Ciao Daniele, ieri ho fatto una visita veloce veloce sul tuo blog ma mi prometto di ritornarci con più calma. :)
      Da poeta a poeta ahahaahhaha

      Quando vuoi partecipare la porta è aperta! Il venti marzo partirà il numero 19 (se non faccio esplodere blogger prima visto quello che mi combina)

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  8. Mi sa che è giunto il momento che partecipi anche io! :D mi piace molto questo incipit e tutti i finali sono incredibili!

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    1. Brava Anna, così non tormenti più il micione perchè è grasso ahahahahhaah
      Il venti marzo si ricomincia ma se proprio ti viene un'idea per questo... aggiungo eh!

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    2. Ahahahah no no è lui che tormenta me quando sono al pc o guardo la tv, si spaparanza come se nulla fosse e mi fa fare casino con la tastiera xD
      Magari stasera lo scrivo e domani lo pubblico :) <3

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  9. Carissima Patrizia, vi ammiro tutte siete bravissime a mettere assieme i vostri racconti!!!
    io rimango spesso incantato di vostri racconti!!!
    Ciao e buona giornata cara amica con un forte abbraccio e un sorriso:-)
    Tomaso

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    1. Ciao Tomasino, siamo una squadra eccellente vero?
      Sì, sono tutti bravissimi. Questa volta, se possibile, si sono anche superati!
      Buon pomeriggio a te!

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  10. Anche questa volata una bella carrellata di racconti. Sono molto contento, ora mi leggo tutti. Evviva INSIEME RACCONTIAMO.
    Patri, te voggiu ben.

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    1. Hai visto Max quanti? E tutti con più realtà di fondo che fantasia...
      Anche mi ciciu! :))) Traduco????

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    2. Per quello che riguarda il mio, mancando l'antefatto che invece c'è sul mio blog, spero si sia capito che il racconto si conclude cliccando sull'ultimo orario.
      Grazie Patri.

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    3. Max, c'era!!!
      Ma che ca*** succede a blogger?
      Ho fatto modifiche, le ho salvate, sull'anteprima si vedevano e sul post no.
      Mi cambia il carattere quando ne ha voglia lui.
      Mi toglie i pezzi.
      grrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr

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  11. Grazie Patri per questa tua 'invenzione'.
    Mi è piaciuto molto partecipare e mi leggerò i racconti degli altri, ovviamente.
    Cristiana

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    1. Grazie a te Cristiana e a tutti!
      Siete sempre più bravi!

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  12. Tranquilla, io ho tutto che mi rema contro: revisione, impaginazione e anche un dente del giudizio.
    Ahi!
    Baci, Franny

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    1. Lasciamo stare,vah... ci son giornate storte e cose che van come vogkiono loro. Speriamo per il prossimo mese
      Mi spiace per il mal di denti 🤐
      Ciao

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  13. Un'altra bella edizione. Tutti belli. Mi è piaciuto molto Ariano, molti li ho commentati nei rispettivi blog.
    Alla prossima (spero) ;)

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    1. Davvero Marina! 😊
      Tu fai come puoi. Noi ti aspettiamo.
      Ciaooooo

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  14. Non per mettere il dito nella piaga, ma manca un pezzo del mio finale :O
    Dopo la foto c'era dell'altro testo :D
    Quando puoi, e se vuoi modificare ....
    Baci
    Marina

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    1. Marina scusa ma non è colpa mia.
      Adesso l'ho rimesso ma non so cosa capiti a blogger! Sulla mia pagina del post c'era. Suyll'anteprima si vedeva e poi non lo ha pubblicato... capisco più niente!
      Un pezzo mancava a te, uno a Max.. nel mio finale ha scritto quelle righe microscopiche... ma che ca***!!!!!!!!!!!!!!!!
      E' la diciottesima volta che preparo un finale per IR ma un casino simile non mi era mai successo.
      Speriamo che a fine settimana il marito abbia voglia di dare un'occhiata perchè io non ci capisco niente ma così è lavorare male male male...
      Scusa ancora. Ciaooo

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  15. Wooow!! Sempre un successone! Inizio la mia lettura di tutti i finali^_^

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    1. Sì, stella per voi sì.
      Io sto facendo delle figuracce di menta!
      Blogger è impazzito e i ha piantato su casini a non finire.
      Pezzi che mancano, due nomi diversi e lo stesso post, righe microscopiche in mezzo alle altre...
      Io avevo sbagliato in bozza ma poi ho corretto salvato e aggiornato. Blogger non mi ha preso le correzioni.
      Quelle righe microscopiche non c'è stato verso di ingrandirle.
      Non so più cosa fare!!!! 4 volte lìho rifatto da zero con pagina di post nuova il 28, una il primo marzo. Ieri mancava un pezzo a Max, oggi a Marina... ecchecavolo!!!!!!!!!!!!

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  16. Mi stupisco sempre che, da un identico inizio, saltino fuori racconti che tocchino tematiche così diverse, eppure era solo lo stesso identico treno per tutti. Meravigliosa la fantasia e la mente.

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    1. E' una meraviglia vero? E' proprio la giusta dimostrazione che pur essendo uguali ognuno di noi è diverso :)
      Siete meravigliosi!

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