giovedì 1 giugno 2017

INSIEME RACCONTIAMO 21 RIEPILOGO

             INSIEME RACCONTIAMO 21




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Primo giugno e giornata di riepilogo



Il mio incipit


Stava affettando la cipolla per il ragù. La radio accesa a tenerle compagnia. Canticchiava sottovoce così come era capace, stonata e storpiando le parole inglesi.


Quasi a tradimento, dopo il mitico Elvis e il suo IN THE GHETTO, nell’aria si diffuse la voce roca e potente, inconfondibile, di Louis Armstrong.

Le note e le parole di WHAT A WONDERFUL WORLD entrarono nella cucina e dentro di lei.

Si fermò col coltello a mezz’aria come colpita da un pugno.

Come è bello il mondo… ma era bello davvero?



I vostri finali 








Si, la vita era sorprendentemente creativa e bella, no, di più, era meravigliosa. Quella musica le faceva vibrare il cuore, scuotere la mente e immagini nuove e impensabili si stendevano su orizzonti futuri, in spazi e tempi che ancora non conosceva. Quanto le avrebbe offerto ancora, la vita? Non voleva risposte, sapeva che la vita sorprende, sempre. La musica cessò e lei riprese ad affettare la cipolla, ma con animo più allegro.





"Bellissimo, ma dipendeva da quale angolazione si decideva di osservarlo e quale parte nella recitazione della vita decidevi di scegliere: protagonista o comparsa.


Decise che voleva la fama ad ogni costo, quella dei tg, non importa come. Ed allora aspettò amorevolmente il rientro di suo marito e dei suoi due figli, Tagliò a tutti e tre la gola, aprendone il corpo e spargendone le interiora per la cucina. Uscì di casa, non soddisfatta e, dopo aver prima raccolto la pistola di suo marito poliziotto, iniziò a sparare ai vicini e poi in piazza alla folla. Al grido di "io non sono invisibile" "io sono importante! "continuò la sua folle rincorsa omicida verso la gloria. Ne uccise 100 prima di essere fermata. E quel sorriso le ricordava che ora quello era davvero un mondo meraviglioso"


ZOMIKIM 

(e chi sarà mai???????? ahahahhaahah)




E capì: la carota! Le mancava la carota per il ragù. Ed era domenica.
Il mondo era meraviglioso, il suo pranzo lo sarebbe stato un po' meno...

ARIANO GETA

"É successo qualcosa a Jean Paul!" pensò sentendosi improvvisamente le gambe molli e le braccia tremolanti.
Il campanello suonò proprio in quel momento. Corse alla porta con un terribile presentimento, si figurò davanti agli occhi la scena già vista da Catherine: il messo dell'esercito, la medaglia al merito come eroe della campagna d'Algeria, le condoglianze generiche...
Era il postino.
"Cosa è successo?" domandò terrorizzata.
L'uomo le porse il telegramma e si allontanò subito, turbato dalla faccia impaurita della signora Laurien.
C'erano scritte pochissime parole:
PREMIATO PER AVER SALVATO IL PLOTONE, CONGEDO ANTICIPATO. FRA 3 GIORNI SONO A CASA. JEAN PAUL.
La signora quasi pianse mentre leggeva.
Sì, stavolta il mondo era riuscito a essere meraviglioso come nella canzone del vecchio Louis.


CRISTIANA

Posò il coltello e si recò nell'ingresso dove, su una mensola,

stava seduto,vestito di tutto punto, un ranocchio verde, una sorta di peluche
dotato di un bottone che, se premuto, riproduceva la voce di Armstrong che cantava "What a wonderful world"
Glielo aveva regalato Sandy, un amico che viveva a Miami , conosciuto a Verona anni prima.
Da quell'incontro era nata un'amicizia straordinaria, basata dapprima su uno scambio di lettere e poi
continuata e consolidata da scambi di visite. Lei lo considerava il fratello che non aveva avuto e Sandy
aveva adottato tutta la sua famiglia Ci sarebbe da scrivere un libro sulla vita travagliata e avventurosa ,
ma anche colma di soddisfazioni , di Sandy, pensava tornando in cucina col ranocchio e, sistemandolo
sul tavolo premette il bottone e riascoltò Armstrong, riprendendo il lavoro,Quella voce graffiante riuscì a
ricreare la magica atmosfera di quell'ultimo abbraccio che li aveva uniti nove anni addietro.
Le lacrime le bagnavano le guance ma non a causa della cipolla : erano lacrime calde come caldo era il ricordo di quell'amico perso improvvisamente per sempre




                                     www.youtube.com/watch?v=a8rjCf81e6U






 




 
OFELIA DEVILLE
                             
No, il mondo non era un bel posto come Armstrong cantava.

Non dopo che la radio aveva interrotto tutte le trasmissioni per diffondere la notizia della morte del Presidente Kennedy.

Che ne sarebbe stato ora del mondo e delle sue speranze?

Mandy guardò la sua pelle nera come l’ebano e solo per un momento provò un briciolo di disperazione.

Poi nella sua testa una voce le disse che il mondo sarebbe andato avanti, bastava crederci.

Bastava prendersi per mano e dire “io ho un sogno”, poi combattere con tutte le proprie forze per realizzarlo.


MARIELLA

Pensava alla strage di ragazzi appena accaduta in un luogo in cui la musica era la regina. A quei genitori, che come era capitato anche a lei, diverse volte avevano aspettato i loro figli all'uscita di un concerto, in attesa di sentire i loro commenti entusiasti e pieni di gioia ancora carichi di tutta quella energia positiva che distribuiscono in giro, alla fine di ogni evento del genere. Sentiva addosso le urla, le lacrime, la disperazione. Le si strinse il cuore e si sentì impotente.
Contro il male assoluto, contro chi, in nome di un dio sanguinario assolutamente sconosciuto ai più, colpiva al cuore intere popolazioni per lasciarle distrutte e impaurite, cosa c'era da fare?

Alzò il volume della radio in modo che la musica potesse sentirsi ancora di più.
Si può solo frapporre bellezza e amore.
E non arrendersi, mai.





FRANCESCA A. VANNI


Poi l’immagine svanì.
Elsa Brown lasciò il posto ad un grande schermo olografico piatto che si librava nell’aria, generato da un campo biomagnetico facente parte di un sistema più grande atto a sostenere la Explorer per tutto l’arco di tempo necessario a condurre l’equipaggio da Marte a Nemis, il nuovo pianeta.
-Doc, tutto bene?-
Lo scienziato alzò lo sguardo verso il capitano, una bellissima nemesiana dalla pelle argentea e i lunghi capelli bianchi.
Sotto l’uniforme si intravedeva il ventre arrotondato dalla gravidanza.
Doc sorrise alla moglie.
-Era la mia bisnonna. Lei pensava che il mondo era meraviglioso.-
-E tu che pensi?-
L’uomo indicò la vastità dell’universo che si estendeva al di là della vetrata.
-Penso che aveva ragione.- disse –Tutto è meraviglioso, basta volerlo.- 






DOLCEZZEDIMAMMA 





Se guardava alla sua vita di quel momento c’era poco da stare allegri: il lavoro che non c’era, lui sempre più lontano e poi quella macchia.

Da quando l’avevano chiamata, due giorni prima, non riusciva a pensare ad altro. Certo, quando aveva fatto l’esame era un po’ in apprensione, ma poi la radiologa, informalmente, le aveva detto che era tutto a posto e lei non ci aveva pensato più. Ma quella telefonata (“Signora, dobbiamo ricontrollare…c’è una macchia”) l’aveva turbata. In un attimo aveva visto tutta la sua vita scorrerle davanti…e soprattutto per la prima volta si era resa conto che il più era fatto. Sapeva già cosa l’aspettava: c’era passata sua madre e lei l’aveva accompagnata nel suo calvario.

Avrebbe voluto viaggiare, ma c’era sempre stato qualcosa ad impedirglielo: i figli piccoli, i genitori anziani, la carriera…e ora, probabilmente, era troppo tardi.
Ti immagini quel famoso viaggio in Bretagna dopo una seduta di chemio?
Basta, ormai era fatta. Avrebbe dovuto sfruttare meglio il prima: sul poi non poteva più contare.

In due giorni aveva fatto di tutto per non pensare e in parte c’era riuscita, ma ora che aspettava la telefonata non riusciva a trovare un diversivo: la testa era sempre là. Forse sarebbe stato meglio non sapere…un dolore acuto e poi via, non morire poco a poco, fatti a pezzi, tra sofferenze senza fine. 


Se solo avesse avuto un po’ di tempo…
Avrebbe preso i bambini e sarebbe partita, sarebbe andata a ballare, avrebbe comprato quelle scarpe rosse e sarebbe andata al cinema, non avrebbe rimandato a poi

dopo il mutuo, 

dopo il lavoro, 
quando avrò i soldi,
quando il bambino sarà cresciuto…

DRIIIIIN!

Ci siamo.

“Pronto?
Sì, sono io... Mi dica pure… Falso positivo?…E’ proprio sicuro?”


“What a wonderful word”…
Sì, è proprio vero. Il mondo è meraviglioso.

“Pronto? Vorrei prenotare un viaggio. In Bretagna…”



 
La canzone parlava di alberi verdi, rose rosse, cieli blu, nuvole bianche e colori dell'arcobaleno. Pensò che chi scrisse questo testo non si sforzò troppo nel cercare altro. Avrebbe potuto aggiungere moltissime cose e il paragone con un altra canzone le venne spontaneo. "Meraviglioso" era il
titolo di quella canzone italiana dove persino il dolore può diventare meraviglioso, dove si racconta una storia e di chi ci ha inventato il mare, il sole, la vita, l'amore. Di abbraccio di un amico, di visi di bambini di sapore della vita.
Allora spense la radio, il ragù poteva aspettare, si tolse il grembiule e lo gettò in aria, aprì la finestra, il sole stava tramontando ma domani ci sarebbe stato ancora spazio per far sorgere le speranze. Sì, pensò, il mondo era bello davvero.


BARBARA FANELLI 



La giornata era fantastica. La cottura del ragù perfetta.
Nell'aria c'era un inconfondibile odore di cucina, di casa, si serenità.

Ancora pochi minuti e sarebbero arrivati i suoi ospiti, che avrebbero portato una ventata di allegria!



MARINA GUARNERI 



Secca, piazzata al centro della pancia, quella mano chiusa l'aveva colpita all'improvviso, inaspettata, insensata, cattiva.
Il pugno era reale, come il dolore che stava provando e Armstrong che le ricordava una terribile bugia: il mondo è una merda, se esistono persone così.
Il mondo è una merda se l'unico incubo che stava vivendo aveva il nome di un uomo che per anni le era stato accanto.
Si svegliò con la mano schiacciata sul ventre, in posizione fetale, dentro un letto che non divideva più con nessuno. Quando capì che niente è più ingannevole di un sogno allungò le gambe sotto le lenzuola e sorrise con gli occhi chiusi: aveva un ragù da preparare e le ultime note di What a wonderful world alla radio la stavano rassicurando che era davvero tutto finito.

 GIUSEPPE MARINO
 


Non ebbe più tempo. Il tempo, inesorabile e beffardo, si prese gioco di lei e con lei danzò per l’ultima volta. Chiuse gli occhi. Li riaprì un istante dopo. Balbettò qualcosa. Provò ad urlare. La voce le si spese ancor prima che potesse dire qualcosa. Vide una luce. Flebile. Come ad intermittenza.
Richiuse ancora gli occhi. Respirò a fatica. Si accasciò. Portò la mano sul ventre: era pieno di vita nuova. E di sangue.
La luce del sole rischiarava e riscaldava la cucina. La musica spandeva i suoi suoni e le sue note danzavano con il tempo. Inesorabile e beffardo. La voce di Armstrong abbracciava e accarezzava tutto. Gli occhi diedero un ultimo sguardo.

E In questo effluvio di abbracci e carezze richiuse gli occhi.

E, questa volta, per sempre!

E fu luce.


Aurora non ebbe più tempo. Il suo tempo ebbe fine. La pozza di sangue intorno al suo ventre allargava le sue spire, macchiando il pavimento lucido.

Sole non vide mai la luce. Armstrong cantava le sue ultime parole.

La luce era altrove.


MASSIMILIANO RICCARDI







Per un attimo il viso fu scosso da un tremito. Abbassò le mani. Lo sguardo corse sui lividi già vecchi che tinteggiavano di giallo la pelle delle sue braccia.
La radio continuava crudele. Di nuovo Elvis:
" Like a river flows
Surely to the sea
Darling, so it goes
Some things are meant to be…"
Già,
... come un fiume che scorre sicuro verso il mare. Dolcezza, funziona così
Certe cose sono destinate. Prendi la mia mano, prendi anche tutta la mia vita
perché non posso evitare di amarti...
Belle parole, purtroppo la sua vita era stata presa, ma non come cantava Elvis.
Guardò il suo bambino che disegnava tranquillo seduto al tavolino costruito dal nonno. Palloncini colorati ornavano i bordi. Non alzava mai lo sguardo quando era nel suo mondo di fantasia.
Erano fuggiti da quella casa con indosso soltanto una camicia da notte e un pigiamino. Alle spalle le urla del marito.
Il tassista non aveva proferito parola mentre dallo specchietto guardava il suo viso tumefatto. Ricordava di aver sostenuto quegli sguardi, non era lei a doversi vergognare. Così come non aveva detto nulla il suo vecchio padre che l'aveva accolta. Un padre non ha mai bisogno di troppe parole, può solo esserci, sempre.
Altre note riempivano il vuoto. Si avvicinò al suo piccolo uomo. Gli accarezzò i capelli e si chinò a baciargli il capo.
Poteva ricominciare. Doveva ricominciare. Per lui. Lontano da tutto quel male, da quei gesti e quelle parole che feriscono.
Si lasciò trasportare dalle parole e dal Blues di Nina Simone. Nonostante alcune lacrime prepotenti e il nodo alla gola, sorrise. Tutto sommato il mondo poteva essere bello, davvero.





 REGINA ZALIEVA

 l giorno in cui aveva ricevuto la lettera di licenziamento aveva pensato che il mondo facesse veramente schifo. Come altro si può giudicare un mondo nel quale se sei donna e poi anche madre alla prima occasione risulti incompatibile con le dinamiche esigenze della dinamica azienda alla quale hai dedicato gli ultimi dieci dinamici anni della tua vita? 


Che poi, non l’aveva neppure presa così male


Naturalmente si sarebbe potuta riposare. Non solo, avrebbe trascorso più tempo con i bambini e l’amato consorte, avrebbe avviato il ciclo di pulizie straordinarie che rimandava da anni e si sarebbe di certo data all'invenzione di nuove ricette. Poi, ovvio, sarebbe avanzato tempo per la lettura, la scrittura, il disegno, il decoupage, la musica e la bigotteria creativa. E la vita sociale? Finalmente avrebbe frequentato le mamme fuori scuola, si sarebbe beata delle lunghe colazioni al femminile spaparanzata al bar, avrebbe preso dimora fissa dal parrucchiere e per non fare uno sgarro a nessuno pure dall'estetista. 


Ma quale licenziamento, quella sarebbe stata una Rinascita


Erano trascorsi sei mesi


Ed alcuni imperanti quesiti la tormentavano oramai impietosamente. 


Quando l’esercito si era trasferito a casa sua senza che lei se ne fosse resa conto rendendo vano ogni sforzo di riassetto e pulizia domestica? Quale demone aveva posseduto i suoi figli che nascondevano nel loro corpo di bambini un rugbista dopato con tendenza alla carriera di tenore ed una chiara predisposizione ad un ruolo di attivista all'interno di uno sfascio per l’oggettistica universale? Chi aveva informato male suo marito facendogli credere non che avesse perso il lavoro bensì che l'avessero dotata del dono dell’ubiquità, rendendo possibile la sua presenza in più iper, super e mini mercati per la fatidica e finalmente possibile spesa intelligente ed in concomitanza al parco per le sacrosante ore di svago dei pargoli e pure a casa per lo stiraggio della montagna di camicie degli (invisibili) soldati accampati in salotto? Perché nessuno le aveva mai rivelato che il pianeta-mamme è in realtà una setta dagli intrecci oscuri che camuffa i propri incontri durante apparenti ed innocue colazioni al bar dove si decide come la maestra o il qualsivoglia figlio di Tizia debbano essere indiscutibilmente sacrificati al demonio? Come aveva fatto sua madre ad assoldare il parrucchiere e pure l’estetista che ad ogni appuntamento le ripetevano la stessa identica solfa materna del tipo, Ma che hai fatto a sti capelli? E perché hai la pelle così disidratata, la metti la crema


Insomma, il mondo poteva anche essere bello, ma lei per quella sera preferì gonfiare il petto e cantare a squarciagola: 

I know I will stay alive 
I’ve got all my life to live 
I’ve got all my love to give 
and I’ll survive


I will survive





IVANO LANDI






Ma è poi così importante deciderlo? Ecco la fregatura di masticare un po’ di inglese, si disse. Chi non sa una parola di quella lingua non ha idea di cosa parli la canzone: si gode la melodia e la voce roca di Louis ed è finita lì. Lei, invece, ogni volta che la danno alla radio, ecco che cade nel tranello esistenzialista della domanda filosofica sulla bellezza o non bellezza del mondo.
Scosse con forza la testa come per liberarla dal peso dell’insulsa domanda, riabbassò il coltello e… zaccheté! Via una fetta di carne al posto di una fetta di cipolla. Subito si ficcò il dito in bocca e corse verso il bagno e la cassetta del pronto soccorso, senza tralasciare, nel frattempo, di recitare mentalmente al contrario le litanie di tutti i santi.
Ma anche mentre sedeva sul bordo della vasca, intenta a medicarsi la ferita, continuava perversamente a tendere l’orecchio verso la cucina e la musica della radio.
Poté così accogliere con un senso di liberazione lo sfumare, finalmente, nel silenzio delle note di What A Wonderful World. Non era però ancora tutto finito, come lei aveva sperato: per un attimo, aleggiante davanti a lei come un genio che fosse appena uscito dalla tazza del water anziché dalla lampada magica, ebbe la visione del faccione da rana di Louis Armstrong che strabuzzava gli occhi prominenti, gonfiava le gote a dismisura ai lati della sua tromba ed esplodeva in una grossa pernacchia sonora. Tutta per lei.













PI GRECO 

 Non ebbe il tempo di dar seguito al suo pensiero che 2 mani forti le bloccarono le braccia.
"È tornata la GIOIA DELLA CASA!!!"
"Figlio di buona donna! Quante volte ti ho detto di non arrivare di soppiatto e urlarmi nelle orecchie?", tuonò brandendo la lama come fosse la Stella della Senna.
"Dai mà, chi vuoi che sia?"
"Non è un buon motivo per farmi venire un infarto e morire di paura!"
"Esagerata! Ma la colpa è di 'sta musica deprimente che ti ascolti. Aspetta che ti rallegro io la giornata!"
Lo guardava mentre si avvicinava saltellando al notebook e iniziava il suo solito furioso pigiare sui tasti e sul mouse, tamburellando con le dita sul tavolo quando l'attesa diventava per lui eccessiva, e ribadendo per l'ennesima volta che era ora di cambiare quel vecchiume. Lui aveva il suo, veloce e performante, lontano da casa, come il resto della sua vita. Ormai aveva passato più tempo fuori che con i suoi genitori. Cosa normale, alla soglia degli anta, però...
Lui lo sapeva, e forse anche per questo, nei brevi periodi di permanenza, approfittava per fare il matto.
"Dai mà, vieni qua che ti insegno 'sta cosa con la mano."
"E chi cucina?"
"Daiiiiiiiiiiiii! Facciamo in fretta, tanto è facile!"
La trascinò davanti al monitor tirandola per la maglia e la mise in posizione per eseguire le mossette di quello strano gruppo.
"Vedi? Dai! A ritmo! Forza con quella manina!"
Mentre si prestava a questa tortura, una delle tante quando c'era lui, la mente tornò per un istante alla quiete prima della tempesta: ma il mondo era bello davvero?
Sorrise e potè solo rispondere: "A-I-SHI-TERUUUUUUU"


 


GLÒ 

 Parliamone, cioè... Prendiamo i social, vabbè che ora son qui ad affettare cipolla, rigorosamente coi guanti in lattice, ché a toccare il cibo, ma proprio no... Sì, i social... quand'è stato, ieri o ier l'altro?



Beh, tutto un pubblicare post sulla giacchetta da 50mila della BarbieMelania, pareva uno schiaffo alla miseria. Poi però uno si ferma e pensa che ok, il buongusto lo si ha o meno, ma che una che è la first lady, 'sti stracci se li può permettere, così risolleva pure l'economia.
Sempre che li abbia pagati.


 



Poi però vedi il first gentleman del Lussemburgo e ti convinci che lo stile non ha genere, come ogni cosa.

Sì vabbè Louis, er ber mondo dei potenti... mo' cambio stazione và.






Questo il tutorial - facile facile, signora mia - per la giacchetta:



P.S.: nessuna Melania è stata maltrattata per realizzare questo finale, è una donna bellissima, si fa per giocare. Però non ha un grande stile, diciamocelo ^_^


IL MIO FINALE 1

Dipende! Non è per tutti uguale. C'è chi preferisce la stabilità economica, l'apparente tranquillità di una  prigione chiamata vita decente e c'è chi  ama il cielo senza confini, un prato pieno di vita semplice e libera. Una volta!
Si sistemò meglio in mezzo al fieno, gli occhi a "rimirar le stelle". Una volta si ripetè. Ora... la libertà!


E si mise a canticchiare a mezza voce " I see trees of green, red roses too. I see them bloom for me and you, And I think to myself, what a wonderful world"


IL MIO FINALE 2


Guerre, armi, epidemie, fame, razzismo... violenze di ogni genere e anche di più... No! La vita era uno schifo!
Poi, pensò a quel pomeriggio. A quello strano invito ricevuto dalla maestra dell'asilo che c'era pochi metri più in là. Quello che ospitava in prevalenza bambini con problemi di ogni tipo. Pensò all'implorazione  che aveva letto negli occhi di quei bimbi quando l'insegnante le aveva chiesto di andarli a trovare con la cagnolina. Alla loro felicità esplosiva quando aveva accettato. Al cambiamento che aveva visto in loro dopo ogni incontro tra i giochi e le coccole date e ricevute da Pippi.
Bastava poco per rendere almeno una parte della vita migliore. Poco davvero.
E, sì, caro Louis, tutto sommato hai ragione tu. 
Myrtilla

26 commenti:

  1. Pippi *__* Cara Pat, bella anche questa sfornata di finali, devo dire che mi pare ci siano state partecipazioni assai personalizzate e differenti, penso alla prova di Mariella in particolar modo, davvero toccante...
    Bravi tutti, io l'ho buttata veramente sullo scherzoso, anche per sdrammatizzare questo periodo che mette alla prova tutti noi. Ma come dici tu, a volte basta poco per sorridere e apprezzare quello che abbiamo.
    Brava come sempre per organizzazione, realizzazione e... il tuo secondo finale, m'è piaciuto proprio tanto ^_^ Tanti grattini alla Pippi!!!

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    1. Ciao Glò! Pippi ti manda una leccatina ma preferisce starsene all'ombra ora. Troppo caldo per lei con quel pelo.... lunghissimo! aahhaahahahahahh
      Sì, ci sono stati tanti tipi diversi di finali. Da quello ironico, a quello scherzoso a quelli più profondi e tosti.
      Come sempre ognuno esprime se stesso. Qui poi non è che ci siano regole ferree.
      Ah, no! Una c'è! Divertirsi!!!!!!

      Ti ringrazio per il secondo finale E ti confesso che tutto sommato mi piacerebbe vedere quella pazzoide d'una cagnolina in mezzo a dei bambini. Chissà chi se divertirebbe di più! :D)

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  2. Davvero un cocktail di finali molto interessante: PS: non vale tu ne hai scritti dueee! :-)))

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    1. Come sempre ognuno di noi ha quel quid che non hanno gli altri. A partire dall'idea allo stile, dall'ispirazione del momento alla voglia di ridere o a problemi personai.
      E' anche quello il bello. La diversità!

      ps Due? Ma cerrrrrrto! Come padrona di casa... faccio quello che voglio! ahahhahahahahahahah Dipende dalle idee. Non sapendo scegliere liho messi entrambi! ahahahah

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  3. Oioioi, stavolta non ne ho ancora letto quasi nessuno! Va be', appena trovo un momento faccio la maratona...

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  4. Risposte
    1. Certo Ariano!
      Complimenti a tutti e anche a te che ci hai fatto pensare che non sempre sono cattive notizie. A volte..... :)

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  5. Cara Patrizia, certo che un post come questo ti fa conoscere tanti blogger, credo che questa bella iniziativa, di insieme raccontiamo, diventa sempre più interessante, e questo grazie a te e tutti coloro che ne fanno parte!!!
    Ciao e buona giornata con un forte abbraccio e un sorriso:-)
    Tomaso

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    1. Siamo un bel gruppetto eh, Tomaso?
      Un gruppo ben assorito e affiatato!
      Bacio!

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  6. Risposte
    1. Tuti beliscimi, vero? :)
      Tu contento, pensa a me!!!!!!! AHAHAHAHHA

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  7. Vedo con piacere che in questa tornata c'è stato molto sentimentalismo, mi piace.

    Però! Non me ne vogliano gli altri, ma devo ammettere che, sarà per la sintonia con l'argomento trattato, sarà per lo stile sempre ben riconoscibile, Regina s'è superata :D

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    1. Eh, carissimo Paolo, noi siamo così bravi tutti insieme che spaziamo dall'horror al sentimentale come niente fosse. :) :)

      Per quanto riguarda Regina, Regina di nome e di fatto!
      E' incredibile!!!

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    2. Uuuh...son stata nominata!:P... Ma grazie Paolo! Autoscanzonarmi mi viene quasi sempre bene :D... Ho ancora in sospeso un'altra nomination ;), ci arrivo eh!... Intanto ho proprio voglia di leggermi la carrellata di finali, torno quando ho finito :))...

      Grazie come sempre a te, Pat, che rendi possibile tutto questo ^_^

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    3. Grazie a tutti vi REginella!

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  8. Anche questa volta è stato un gran bel divertimento. Passo a leggere gli altri racconti. Grazie!

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    1. 4vero Giuseppe. Divertimento e successo! Aio continuo a stupirmi. Sono quasi 2 anni che andiamo avanti e sembra sempre... fresco il giochetto
      Grazie a te e a tutti voi che partecipate.

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  9. Uh, quanti bei finali, Pat! Me li sono goduti uno per uno.
    È inutile dire che condividiamo un gran divertimento, che poi è alla base di tanto successo della tua iniziativa.
    E si continuaaaa! 🤗🤗
    Buona domenica! 😘

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    1. Hai visto quanti Marina?
      Si continua sì visto che tutti insieme riusciamo a divertirci senza fare a netaforiche botte come invece succede troppo spesso!
      Grazie anche a te!
      Buona domenica!

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  10. Or dunque, li ho letti tutti!!! ^_^ mi ci son voluti due giorni ma ce l'ho fatta!

    Finali strepitosi!!! Uno meglio dell'altro. Il tuo secondo, Pat, mi ha spiazzato, fa riflettere tantissimo.
    Alcuni mi hanno toccato da vicino per vicende familiari, vedi Massimiliano e Marina.
    Quello di Glò lo farò leggere a tutte le amiche, è da sganasciarsi! :D DDD

    Per quanto mi riguarda il mondo è davvero bello e MERAVIGLIOSO - come nel finale di Verbena - ! E la vita è l'unico grande prezioso TESORO che veramente possediamo. Quindi, sì, avrà ragione Louis a cantarlo... Avrà proprio ragione lui.

    Un abbraccio generale ^_^

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    1. Hai visto che meraviglia, Reeginella?
      Tutti bravissimi!!!! Come sempre!
      Il secondo finale... mi piacerebbe davvere vedere la mia cagnolina in mezzo ad un gruppo di bambini. Diventerebbe matta!
      E' così allegra affettuosa e gioherellona!
      Io qualche riserva sulla bellezza del mondo veramente e l'avrei però... diciamo che sì, non è malaccio anche se potrebbe renderlo migliore.
      Bacio stella!

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  11. Bravi bravi bravi tutti!!!!!! Clap clap clap (applauso)

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    1. Grazie Azzurrocielo! A nome di tutti!
      Magari la prossima volta aspettiamo anche te. Che dici? ;)
      Bacio

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  12. Bellissimo gruppo, e quanti bei rientri con altrettanti bellissimi racconti.
    Peccato non aver potuto esserci anch'io.
    Sarà per la prossima volta, spero di non tirarmela e che il tempo e le cose vadano per il verso giusto.
    Patricia un caro saluto a te e a tutto il gruppo.

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    1. Ciao stella!
      Il gruppo è favoloso davvero! Tu fai come puoi. So che con la mamma hai avuto problemi eche purtroppo in una casa il casinonkn manca mai. Tu però sai che la porta è sempre aperta, anche in ritardo 😊
      Noi tji aspettiamo. Bacio!

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