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lunedì 11 settembre 2017

IR 24 RIEPILOGO

    INSIEME RACCONTIAMO 24 RIEPILOGO


#racconti
#insiemeraccontiamo
#fareblogging 


Ci risiamo col numero  straordinario, quello che prevede come unica regola la mancanza di regole!
D'altronde in agosto, tra il caldo e la voglia di vacanza, al diavolo pure le regole. 
Magari diventerò severissima col prossimo numero ma per questo.... Evviva l'anarchia!

Numero speciale dicevo.

Numero per ringraziare tutti quanti della partecipazione così calorosa.
Io mi sono divertita sempre. Spero che anche voi abbiate potuto farlo. Così, alla buona, senza rivalità ma con l'unico intento di passare qualche momento in compagnia.

Ma bando alle ciance! Andiamo col riepilogo.
Anche perchè questo mese abbiamo un ospite d'eccezione! Non sapete chi è?
Andate a leggere i finali e troverete un giovanottino in gambissima!


Il mio incipit

"Ci son strade che portan ovunque
Ci sono incroci che portan lontano
Ma quando vedrai
un cervo che scappa
un serpente che attacca
e di un uomo le gambe soltanto
saprai che sotto al varco dovrai passare
e il pericolo andare ad incontrare.”

E la mia foto






I vostri finali


MIKI MOZ


 Alice era riuscita a decifrare il messaggio:
l'incrocio era quello tra lo Sparkwood e Sycomore Street. L'unico da cui si usciva dalla città, l'unico che portava lontano.
Il cervo era il simbolo dell'Elk's Club #9, e di fronte campeggiava l'insegna del negozio di sigarette elettroniche: un cobra pronto a colpire.
L'orario era giusto: le serrande degli esercizi commerciali iniziavano ad abbassarsi. Anche quella della boutique della signora Jannings. Al manichino maschile, adesso, si vedevano solo le gambe.
Alice capì che era l'ora. Entrò nella pizzeria The Gap e trovò il mostro a guardia della porta. Con un tiro di dadi e mostrando di avere l'incantesimo Oblio Notturno +15, poté passare oltre.
La festa per il raduno dei giocatori stava iniziando.


SINFOROSA CASTORO


 Rimase sbigottito, solo per un attimo, poi intuì, non poteva che essere lui, quel burlone di compagno che aveva la mania dei rebus. Ma questa volta l' avrebbe ripagato con la stessa moneta. Si mise al tavolo, con un foglio bianco davanti e la biro in mano, ma il rebus non gli veniva proprio, poi un lampo gli traversò la mente e incominciò a scrivere febbrilmente e in quattro e quattr'otto ecco un rebus confezionato a puntino. Ripiegò il foglio in quattro, lo infilò nella busta e glielo spedì. Chissà se avrebbe capito chi glielo mandava? Per scoprirlo avrebbe dovuto risolvere il rebus e questo, ne era sicuro, lo avrebbe mandato del tutto fuori pista. Sorrise immaginando la figuraccia che avrebbe fatto. Una volta tanto era lui a divertirsi.

 

DANIELE VERZETTI ROCKPOETA®
QUI

 
E per farlo prese un furgone
Per distribuirli a domicilio lungo la strada
A tutti indistintamente
A tutti lo stesso invito di morte.

E quella foto che portava con sé
Solo un sogno sbiadito di un futuro mai sfiorato.


ARIANO GETA


 Ma l'arrivo inatteso del produttore esecutivo la distolse dall'operazione.
"Mi sembra troppo intellettuale. Pesante, per dirla tutta" commentò quando lesse il testo.
"Sa, volevo dare un'impostazione piena di mistero" spiegò l'addetta ufficio stampa. "Un luogo pieno di pericoli, una giungla selvaggia dove l'essere umano è un estraneo..."
"Suvvia, lo sanno tutti che si tratta solo di una scusa per mettere insieme personaggi decaduti dello showbiz e farli stare per qualche settimana mezzi nudi a beneficio degli spettatori".
"Ma io avevo pensato che l'audience..."
"L'audience di questi programmi è composta da guardoni di mezza tacca e donnette che leggono riviste di pettegolezzi" la interruppe il produttore esecutivo che aveva già inteso dove voleva andare a parare l'addetta ufficio stampa.
"Quindi non..."
"Non va bene, ovvio. Voglio sperare che non l'abbia spedita a nessuno!"
"Non ho fatto in tempo..."
"Perfetto. Allora la riscriva daccapo. Una cosa tipo: una giungla calda e bollente dove le passioni si incendiano".
"'Calda e bollente' è una ridondanza..." fece notare l'addetta.
"Tanto neanche lo leggeranno, guarderanno solo la foto. A proposito, non mi dica che avrebbe voluto metterci questo albero contorto!"
"Beh, sì. Trasmette l'idea di un un luogo ostile e misterioso dove la natura è ancora padrona..."
"Ma per favore! Comunque io e il regista avevamo già deciso di metterci un primo piano della Valeriona nazionale col bikini da bambina sulle sue poppe siliconate e qualche cespuglio sullo sfondo".
"Ehm, però nessuno me l'ha mostrata..."
"Non serve, è talmente prevedibile! La classica foto della Valeriona: tette tre volte più grandi delle coppe che dovrebbero contenerle. Non faccia grossi sforzi di immaginazione, va bene uno slogan che sia facile da leggere anche per scimmie analfabete in calore".
L'addetta ufficio stampa non rispose. Aprì una pagina su internet e iniziò a cercare offerte di lavoro come donna delle pulizie.



CRISTIANA 


Lo strano messaggio trovato per caso su internet gli aveva dato l'idea. A lui bastava un invito, che spedì immediatamente omettendo il cervo e l'uomo a metà, a colui che gli aveva rovinato la vita : l'amante di sua moglie. Amava sua moglie Anna,e voleva salvarla da quel bell'imbusto, un misero donnaiolo che le avrebbe fatto del male. Lui avrebbe capito da chi proveniva quel genere di minaccia , ma si sarebbe limitato a guardarsi intorno; forse avrebbe controllato che non gli avesse messo un serpente nell'auto e avrebbe cancellato Anna dal suo carnet. Su ciò contava ,soprattutto, con qul minaccioso messaggio, e il resto sarebbe avvenuto in seguito Era un superficiale pieno di sè e non si sarebbe arrovellato più di tanto
Il ganzo era un cacciatore, non di cervi, bensì di uccelli : amava riempire il carniere con piccoli volatili, anche quelli vietati, dal cosiddetto 'becco gentile', che erano una vera prelibatezza da gustare con gli amici.
Ma lui aveva pazienza e avrebbe atteso la prossima apertura della
caccia. Mancavano ancora mesi , ma ciò abvrebbe giocato a suo favore perchè il tempo avrebbe stemperato il senso di pericolo provato dal rubacuori nel leggere quel messaggio.
Sapeva bene dove trovarlo , avrebbe aspettato il momento propizio, magari quello della pisciata contro un albero, e lo avrebbe beccato, proprio come una delle sue beccacce.
Anch'egli era un buon cacciatore , di cervi, però.







LA MAPPA

Certo che sua nonna era ben strana. Che razza d'invito aveva spedito?
Santo cielo oggi non serve più scrivere su carta. Per gli inviti a una festa basta mandare un WhatsApp. Le abbiamo appena regalato il cellulare nuovo apposta!
La nipote era esasperata. Aveva visto il giorno prima, quel vecchio famigerato rottame tarlato di baule aperto, e se lo aspettava. La nonna sarebbe ricaduta. Quel pozzo pieno di ricordi la portava sempre a uno stato confusionale. Cominciava a straparlare su Ben Gunn e sul tesoro scomparso. Quante volte da piccola ascoltava incantata i racconti di nonna su quell’ipotetico e non accertato avo. Era spaventata ma soggiogata dal sanguinario pirata Flint e del suo misterioso tesoro. La nonna narrava e lei a bocca aperta, navigava con la fantasia in avventure strabilianti.
Disegnata in malo modo direttamente sul fondo del baule, c’era una mappa. La nonna diceva che era di Ben. Era niente più che uno scarabocchio fatto forse da una mano bambina. Forse proprio della nonna, quando s'intrufolava in soffitta per sfuggire alle punizioni dei genitori. Da piccola era una vera peperina. Beh, anche da adulta non aveva certo un carattere remissivo e quieto. Le battaglie a suon di lingua erano il suo pane quotidiano. Da giovane era da ammirare, ma ora quella lingua la rendeva solo strana e fuori di testa, come si diceva fosse Ben Gunn, però che bello cantare assieme a lei:
Quindici uomini,
quindici uomini,
sulla cassa del morto.
Yo-oh-oh
e una bottiglia di rum!
Mi faceva sentire come la figlia del Corsaro Nero.
Che ricordi!
Già! Però i ricordi di quel baule scombussolavano troppo la mente della nonna. "Finita questa farsa di festa compleanno, lo farò sparire". Ora bisognava pensare al regalo.
Matteo entrò in casa sbattendo la porta finestra del giardino, facendola trasalire: «Mamma, mamma posso andare a giocare a casa di Mirko?». L’occhio del figlio cade su quel biglietto strano.
«E questo che cos’è?»
Contro voglia la madre le toccò rispondere: «La nonna possiede un vecchio baule, sul fondo è disegnata un’isola a forma di drago rampante, e pare…pare…» la madre titubante si fermò a guardare gli occhi diventati improvvisamente attenti di suo figlio «Beh, sì, insomma sembra ci sia disegnata una mappa.».
Ora suo figlio si sedeva e aspettava. Aspettava come lei bambina i racconti avventurosi di: prati, bucanieri, ciurme, gentiluomini di ventura, mappe, tesori, tradimenti, ammutinamenti, volta faccia. Poteva lei ormai adulta e razionale tradire quegli occhi neri che ora la guardavano attenti?
No! Non poteva e più raccontava e più amava vedere quello sguardo incantato del figlio.
Matteo seguì la madre a fare la spesa e Mirko finì nel dimenticatoio. Non fiatò e ne sbuffò, quando sua madre davanti agli scaffali sostava ore, per decidere: quale tipo di biscotti prendere, quali yogurt, quale pasta, ore per decidere che tipo di profumo regalare alla nonna. Poi finalmente la ricompensa, l’occorrente per il travestimento da pirata per la festa della bisnonna e il libro L’isola del tesoro di Robert L. Stevenson.
Arrivato alla cassa Matteo, appoggiò vicino al profumo, due piratesche bende nere, ma lui si doveva bendare solo un occhio.
«Perché due?»
«Una per me e una per la bisnonna!»
La madre sorrise e lo accontentò.


LA MAPPA (DEL NIPOTINO BIRBA)

Bravissimo nipotino Birba! Graditissima         partecipazione la tua!




FRANCESCA A. VANNI



-Fatto.- disse un bell’uomo nerovestito mostrando il display del cellulare –Mail spedite.-
-Secondo me non lo capiranno.- disse il secondo avventore, vestito di rosso, seduto con l’amico davanti al tavolo di un pub.
Il primo uomo infilò il cellulare nella tasca della giacca e replicò:
-Sei sempre scettico, amico mio. Capiranno, verranno e ci divertiremo come non accadeva da... boh, da quando me ne sono andato, credo. Dicono che l’ufficio, senza di me, sia diventato una vera noia.-
-Credimi, è così. Me lo ha detto Gabriel.-
-Quando è così, vedrai che sarà la festa dell’anno.- l’uomo nerovestito posò una banconota sul tavolo e mentre lasciava il pub in compagnia dell’amico aggiunse –Una festa da fine del mondo.-
Il proprietario del pub, qualche istante più tardi, raggiunse il tavolo per pulire e prendere i soldi.
Afferrò la banconota e la guardò perplesso. -Che razza di scherzo...- brontolò tornando verso il bancone, dopo aver posto i boccali di birra vuoti sul vassoio –una banconota con tre sei... e che razza di valuta è?





 
 
LORENZA MARENGO 



Anche questa era fatta.
Pensò quieta la Signora,così da tutti veniva chiamata.
Null'altro attendeva che l'ultimo respiro.
E in quel tardo pomeriggio,sorridendo alla sorte,salutò questo mondo,pacata e gentile com'era vissuta.
Sola ,ma non infelice,con tanta vita alle spalle,tanti fatti,forse avventure,di sicuro incontri persi e ritrovati ed ancora smarriti.
La funzione di commiato fu dignitosa e composta ed i pochi che sapevano del capanno,della sua esistenza ai margini della foresta ,la accompagnarono in questo ultimo viaggio pensando a quanti e quali segreti se ne fossero andati assieme alla sua vita vagabonda e solitaria.
Era arrivata fin lì da chissà quale posto nel mondo,mai ne aveva fatto parola con alcuno,eppure si vociferava in paese di un passato "ribelle",di lontani affanni e di ricchezze nascoste che le permettevano di vivere senza preoccupazioni,con leggerezza .
Poi cominciarono ad arrivare.
Omuncoli da niente,con tanto di mappa e sorrisi troppo candidi per essere veri che si perdevano nell'intrico di rami ed arbusti,lottando con la stagione che avanzava:non una parola e molti desideri nei loro occhi.
Ma anche uomini dalle spalle robuste e lo sguardo furbo,o almeno pareva, cacciatori e atleti che sapevano correre sui sentieri della foresta,nella pioggia e nel fresco della notte:un continuo ansimare tra le foglie a terra,un cercare senza posa.
In paese si credeva che fossero lontani spasimanti della Signora,tutti in cerca di un fantomatico tesoro.
Di tanto in tanto si udivano degli spari,delle grida perse tra le chiome.
Poi più nulla:arrivò l'inverno e il mondo si dimenticò del capanno,della foresta e ovviamente della Signora.
Fu nell'estate a venire che accadde.
Scese dal treno una ragazza dalle movenze eleganti,minuta e bellissima.
Ai paesani parve l'arrivo di una fata,o quasi.
Non risalì il sentiero,non si avventurò tra i boschi in cerca del capanno ,ma tutti capirono:il modo di camminare,un certo sorriso,la gentilezza dello sguardo ricordavano in modo esagerato quello della Signora e la seguirono.
Si avviò verso la chiesa,entrò nel piccolo cimitero del paese e in un angolo,quello che era stato scelto dalla donna per la propria sepoltura,si sedette e si mise a guardare.
Al di là del muro si apriva una radura,sormontata da un grande albero,contorto,avviluppato su se stesso in una miriade di rami:di certo una pianta secolare.
In centro il tronco si divideva e si perdeva in alto in cento propaggini :questo era il cervo dalle corna contorte come sul punto di fuggire.
Verso il basso alcune fronde si insinuavano nella terra ,sfiorandosi ed allontanandosi come in un gioco di cortecce e foglie:ecco in arrivo il serpente minaccioso .
Lontano,dove l'albero era più fitto , la ragazza vide due rami additare il cielo,passi immaginari da fare contro le nuvole quando il mondo ti viene ad uggia:non restava che alzarsi e passare sotto il varco,aspettando un pericolo o chissà.
Sparì tra le chiome e vi rimase fino al tramonto.
Nessuno attese il suo ritorno ed i paesani tornarono alle loro occupazioni,chiacchierando di altro.
Lei invece trovò le sue risposte o meglio il suo tesoro.
Lo avvolse in un foulard verde mela e si allontanò dall'albero,dalla radura e dal paese.
Dicono che si fosse voltata ancora una volta,appena passato il muro e avesse detto con voce sottile: "Grazie mamma...".
Comunque non ne erano certi.
 


VERBENA C.


...Disse Patricia dopo aver postato l'incipit e aggiunse, ora vedremo chi indovinerà da quale libro è stato tratto questo brano. 


MARINA GUARNERI





Queste sei righe mi sono costate un pomeriggio di fatica alla ricerca di rime facili e semplici parole, io che con le parole scolpisco fregi di arte barocca. Quante ore di attesa saranno sufficienti a colmare il vuoto dei miei pensieri, consapevole dell’indifferenza che probabilmente mi destinerai, Patricia, adorata Patricia, nonostante i tuoi ripetuti rifiuti subiti con dolorosa presa di coscienza, alla quale non ho mai opposto rassegnazione alcuna, con la contraria intenzione di farmi insistente per superare il problema che cesserebbe di affliggermi, se solo tu mi degnassi di uno sguardo complice o solo affettuoso, purché sincero, quando, invece, il silenzio e la tua ostinata freddezza, piantandomi nel cuore quell’onda d’urto che ha scatenato in me prima tenerezza, poi sentimenti confusi, identificati con l’ingannevole nome di amore controverso, non erano che segnali di una annunciata distanza che chiedeva al mio pervicace  malessere interiore di  trovare la forza di guarire?

Ho organizzato la mia festa di compleanno solo allo scopo di avere l’ennesimo pretesto per godere ancora della tua presenza, mia deliziosa Pat, che imprimi al mio ozioso abbandono di sensi un che di torbido e fatale, grazie all’ardita semplicità dei tuoi abiti succinti, la guaina nera che ti strizza i fianchi come una carezza di velluto sulle tue eburnee rotondità, sei una moderna maja vestida che Goya vorrebbe ritrarre, con le falangi delle dita impreziosite da amuleti di onice, al collo un teschio smaltato rivestito di finti rubini e sbuffi di stoffa velata sulle spalle. 

Se accetterai l’invito sappi che mi avrai riempito il cuore di gioia, insinuandoti sotto le mie tradite certezze come un’impalpabile reminiscenza di cose belle e perdute e la speranza di un sogno ancora possibile.



Il giorno convenuto, gli invitati si presentarono in casa di Marcello "il secchione". C'erano i compagni di scuola, gli amici della parrocchia e quelli del cineforum domenicale. Tutti, tranne lei. Quando  bussarono alla porta, il suo cuore cominciò a rullare.  Corse ad aprire:

- Patricia, sei venuta! La riposante dolcezza del tuo sorriso illumina questa casa. Benvenuta.

- A Marcè, ma falla finita, de Proust me basta ‘r nome che ciai! Scialla, che mò se divertimo. Che è na caccia ‘r tesoro? ‘Ndò sta sto varco, ché ciò voja d’encontrà sto gran pezzo de fenomeno pericoloso! Daje, rigà, cacciamo fuori cervo e serpente che stasera se li magnamo.


E la festa ebbe inizio.


SCIARADA SCIARANTI



Aveva sezionato il libro degli Antenati e studiato ogni singola parola in tutte le interpretazioni possibili per arrivare alla conclusione che i quattro sigilli dovevano essere riportati nell'area sacra degli etruschi lungo la via Francigena, prese le chiavi dell'auto e partì con un fermento interiore che vacillava tra curiosità e timore, lungo il tragitto pensò che a breve per lui e gli altri tre tutto sarebbe cambiato, ma l'attrazione esercitata dalla consapevolezza che da lì a poco avrebbe scoperto la verità sul suo destino era più forte di qualsiasi altra cosa. Impiegò più di un'ora ad arrivare e si inoltrò nel bosco in cui si respirava un'aria pura e frizzante, le foglie scricchiolavano a ogni suo passo e il sole che filtrava tra gli alberi creava un passaggio talmente veloce tra luce e ombra che affaticava la vista a ogni movimento. Raggiunse la tomba e vide che gli altri erano già arrivati, prese dalla tasca il suo sigillo e mostrandolo disse: « Io sono aria. »
La donna dai capelli scuri alzò la mano, fece vedere il suo sigillo e disse: « Io sono terra. »
L'albino si aprì la camicia e senza dire una parola indicò il sigillo del fuoco.
La quarta custode portatrice della sindrome di Down con un sorriso sussurrò: « Io sono acqua. »
Le presentazioni erano state fatte e ora dovevano cercare, divisero la zona in quattro parti e iniziarono la perlustrazione, osservarono i segni sugli alberi, le linee delle foglie, i graffiti sui muri della tomba fin quando la donna dai capelli scuri fu colpita dal volo di un gruppo di farfalle davanti a una cascata di licheni, si avvicinò, li scostò ed ecco che un brivido le attanagliò la spina dorsale, vide comparire il cervo, chiamò i suoi compagni che l'aiutarono a liberare dalla vegetazione un arco di pietra con un basso rilievo che riproduceva tutta la scena descritta dal libro, negli angoli le incisioni concave che dovevano accogliere i quattro sigilli. I loro cuori battevano all'unisono seguendo il ritmo di quello del bosco, presero un profondo respiro e ognuno di essi inserì il proprio sigillo nell'incisione corrispondente, in un attimo tutto si fermò e calò il silenzio, una linea solcò verticalmente il bassorilievo formando due metà perfette che si aprirono come un portone e il segreto della vita si palesò davanti ai loro occhi, quel mistero di cui ogni essere umano auspicava la rivelazione, per i quattro non era più tale, adesso sapevano e compresero quale fosse il pericolo: erano diventati schiavi della verità, niente più illusioni, niente più immaginazione, niente più sogni, solo la verità. Frastornati richiusero le ante del bassorilievo, lo nascosero e giurarono di tenere tutto per sé affinché il mondo potesse continuare a essere libero. 


IVANO LANDI



I destinatari erano tutti i suoi ex studenti di cui era riuscita a rintracciare l’attuale recapito. Voleva vedere se qualcuno di loro si sarebbe fatto vivo con lei.
Attese un mese intero, poi ricevette finalmente una lettera di risposta.
Aprì la busta con trepidazione, spiegò il foglio A4 battuto a macchina e cominciò a leggere.


Cara prof,
è vero, come lei scrive, che la vita è piena di incroci e strade che ci portano lontano, soprattutto gli uni dagli altri. Mi è tuttavia bastato leggere la sua lettera per tornare con la memoria ai giorni della scuola e alla sua passione per gli indovinelli e l'enigmistica. Ci ho messo un po’ di più a capire che il cervo che scappa e il serpente che attacca sono riferimenti a una poesia che ci fece imparare a memoria nell’ora di inglese. Per fortuna ho ritrovato il vecchio quaderno del liceo dove vi è trascritta la mia prova di traduzione di allora. So che non le dispiacerà se la riporto qui per intero:

Umile è la cerva, amabile come Dio l’ha creata
La guardo negli occhi e penso alle meraviglie che han catturate 

Misteriosi preti penetrano la cattedrale della foresta
E Sette Marie mondan loro le mani perché riescano a catturarla

Pronto alla fuga il suo zoccolo, aguzze le orecchie
Dalle punte frementi come cime di foglie

Ma il serpente colpisce, in un arco di velluto
Come un lampo - bello e assassino

Simile a acqua di montagna a cui un cerbiatto si abbeveri
Per fermarsi là, per sempre, mentre il veleno lavora

Intanto io sono qua, a contare le braccia della tua Croce
E penso a quanti Cristi vi potrebbero stare appesi, tra le lacrime.
*

Ma l’uomo di cui si vedono le gambe soltanto? Mi sono fatto una mia idea al riguardo, ma qui si entra davvero nell'esoterico e amerò discuterne con lei di persona, poiché verrò certamente a trovarla come lei desidera, cara professoressa Patricia.

Il suo sempre devoto allievo,


* * * * * * * * * *


* Kenneth Patchen


MARINA ZANOTTA



Christine stava leggendo sulla veranda quando sua madre le portò una busta bianca con macchie di colore sparse qua e là. Il mittente non era indicato.

Aprì la busta e lesse il ritornello più volte.

Aggrottò la fronte perché per lei non avevano senso quelle rime.

Pensò ad uno scherzo, e lo ripose in fondo al libro con l’intenzione di riprendere la sua lettura. I colori che c’erano sulla busta le piacevano però, e decise che ne avrebbe ricavato un segnalibro.

Il giorno dopo sua madre le chiese di andare in libreria a fare una ricerca per il libro che stava scrivendo.

Il sole brillava alto nel cielo e una leggera brezza rendeva sopportabile il suo calore. La giornata ideale per fare quattro passi all’aria aperta e magari un giro al piccolo zoo del centro. Non era molto distante dalla sua meta. L’ultima volta che ci era stata era una bambina, e l’avevano impressionata i serpenti, con il loro strisciare silenzioso e la lingua biforcuta. Aveva la sensazione di non essere al sicuro, anche se erano in gabbie di vetro sigillate. Per evitarli decise di percorrere il viale principale, dove c’erano le gabbie delle tigri e degli scimpanzé. Era così rapita dagli animali che non si accorse della segnalazione di pericolo sulla strada. Finì per sbattere contro una transenna che le fece perdere l’equilibrio e cadere in un tombino non molto profondo. Per la prima volta in vita sua imprecò. Nessuno passava in quel momento, e ogni richiesta d’aiuto era vana. Attese per quindici minuti prima di scorgere le gambe di un uomo in jeans, ma la sua richiesta d’aiuto fu soffocata da un botto subitaneo che lo fece allontanare. Non fu l’unico, perché vide un cervo correre sulla stradina di fronte, e poco dopo ci fu un susseguirsi di persone e animali in un “fuggi fuggi” generale. Le venne in mente il ritornello del biglietto. Cercava disperatamente di ricordarlo, ma la paura di rimanere imprigionata nel tombino non le consentiva di fare mente locale. Quando vide il serpente il cuore le esplose nel petto. Si dirigeva verso di lei strisciando quasi a ritmo di musica, che per Christine aveva le note della colonna sonora di profondo rosso. I suoi occhi gialli erano freddi e pronti per catturare la preda. Non riuscì a trattenersi dall’urlare quando il serpente con un balzo e le fauci spalancate mirò al suo collo. Chiuse gli occhi dal terrore e si portò le mani al viso per proteggersi. Come una saetta il serpente le sfiorò l’orecchio e si ritrasse immediatamente. In bocca aveva un topo appena fuoriuscito dal tombino. Non sapeva quale delle due cose le facesse più orrore. La memoria si risvegliò, e le parole finali del biglietto le vennero in mente all’improvviso: “saprai che sotto al varco dovrai passare, e il pericolo andare ad incontrare.”

Si guardò intorno e vide delle insenature nel cemento uguali a quelle della parete di roccia che c’era in palestra. Con due lacrime agli occhi si arrampicò, e una volta fuori dal tombino, trovò sul sentiero il pericolo che doveva affrontare. Smise di respirare. Se il serpente la terrorizzava, quello che aveva di fronte agli occhi non lasciava alcuna possibilità di sopravvivere. La tigre la fissava negli occhi, e soffiava leggermente, come un gatto domestico, in segno di avvertimento. Sperava con tutte le sue forze che avesse già pranzato, e che quel sorriso a denti aguzzi fosse veramente solo un monito di starle lontano. Si mosse a piccoli passi nella sua direzione. L’animale la guardava incredula, ma per nulla intimorita. Christine lentamente si dirigeva verso il sentiero opposto, nel tentativo di aggirare l’animale. Quando fu a tre metri di distanza dal felino, ormai pronto a caricare, due anelli d’acciaio si avvolsero al collo della bestia e la immobilizzarono. Christine non stette lì a guardare l’animale mentre tentava di riottenere la sua libertà. Imboccò il sentiero e corse a perdifiato fino all’uscita.

Un corteo di forze dell’ordine era pronto ad intervenire. Il caos era padrone dell’attimo. Tornò a casa con dieci anni di vita in meno, ma con la forza di chi è sopravvissuto. Quanti potevano dire di aver affrontato una tigre senza aver riportato alcuna lesione? Aprì il frigorifero e si scolò un litro di acqua ghiacciata.

“Hai fatto presto Christine. Hai trovato i libri che ti ho chiesto?”

“No mamma!”

“Perché no? Ti avevo detto che erano importanti per la mia storia!”

“Non ti preoccupare mamma. Ho io una storia da raccontarti”

MASSIMILIANO RICCARDI                               


I giorni trascorsero lenti. Tempo sospeso.
Attese l'ultima risposta prima di aprire tutte le lettere giunte.
Quando fu il momento lesse. Lesse tutto lasciando al cuore e all'anima il compito di interpretare.
Riprese in mano una delle missive che l'aveva maggiormente colpita:
"Danza laggiù sulla riva,

perché ti dovresti curare del vento o del ruggito delle acque?

Libera i tuoi capelli umidi di salsedine.

Sei troppo giovane per aver conosciuto il trionfo dello sciocco o l'amore perduto non appena conquistato, o la morte del miglior lavoratore mentre tutti i covoni sono ancora da legare.

Perché dunque dovresti temere il mostruoso gridare del vento?"


La donna si alzò. Avvicinandosi alla finestra, scorse subito oltre l'agitarsi del mare, percepì il soffio impetuoso del vento. Il mare scuro si abbatteva sulle scogliere di Moher.

Lei, l'ultima Caileach, l'ultima maga d'Irlanda aveva appena scelto chi avrebbe continuato la missione.

La scelta era caduta su colei che non aveva fornito risposte, sull'unica che immaginava altro e altrove, e che poneva soltanto domande.


La battaglia contro la Primavera poteva ricominciare, la superbia dell'uomo doveva essere mitigata. Un nuovo Inverno sarebbe giunto. Implacabile, a ricordare che la Grande Madre Terra esigeva rispetto.





POIANA
 
 
 

Parole strane, senza dubbio, ma le premonizioni non erano mai di semplice interpretazione. 
Zefiro sospirò. Cominciava ad averne abbastanza di tutta quella storia. Non solo lo aveva condannato per decenni a fare da baby sitter ad una massa di mocciosi ibridi, ma continuava a rimbambirlo con rime e filastrocche. Come se già non fosse stato abbastanza dover tradurre in concetti comprensibili e verosimili quell'antico monito. Com'è che faceva? 

"Quando il vento porterà alla rovina gli altri elementi
e il sangue sgorgherà vivo sulle mani dei parenti, 
vedrai la terra sollevare il ghiaccio dalle acque profonde,
e il freddo rapace trovare ristoro fra le nemiche fronde.
Colui che racchiude in sé la luce vivrà quando l'erede tornerà alle origini.
L'oscurità ingloberà il bene e il giovane senza patria romperà i propri argini;
La morte porterà l'oceano a liberare la terra e il vento; il fuoco divamperà,
le ceneri respingeranno il male e il grande uccello infuocato risorgerà. "


Ormai si erano verificati molti degli eventi predetti e, se aveva interpretato bene i fatti, ben presto ci sarebbe stata una nuova guerra. Il ragazzo, tuttavia, non era ancora pronto. Al contrario, sembrava sempre più inadatto al ruolo cui era destinato. 
La scelta di Fenice gli appariva sempre più senza senso e si chiedeva se non sarebbe toccato a lui e gli altri guardiani affrontare la cosa, da soli. La rovina del Regno sembrava vicina e il difficile compito di evitarla era loro.
- Zio, ci sei? - la voce lo ridestò. Il ragazzo lo stava cercando e sarebbe arrivato da un momento all'altro. Con un'onda di energia sollevò quel corpo senza vita ai suoi piedi e ne prese possesso come una marionetta. Il cuore riprese a battere e il respiro apparve reale. Nessuno doveva capire! 
Scrollò la testa, stiracchiò le grandi ali e i muscoli del corpo e si diresse verso il giovane che lo chiamava. 
- sono qui, pulce. Pronto per il nostro allenamento? -




Il mio finale

 
Non vi offendete, vero? 😆😆😆😆


 
Arrivarono alla spicciolata. Si erano dati appuntamento all’inizio del sentiero che iniziava nel punto ics.
Non sapendo cosa aspettarsi da quella squinternata, decisero che il metodo migliore per affrontarla era arrivare in gruppo compatto.
"L'unione fa la forza. Tutti insieme ci si fa" sentenziò Ivano e gli altri furono d'accordo.
Dopo aver vagato alla cieca discutendo animatamente, Cristiana, l’esperta di enigmistica, risolse l’enigma.
"Ecco la direzione che dobbiamo prendere!" E scarabocchiò la foto ricevuta da tutti mettendo in evidenza "il cervo che scappa, il serpente che attacca e dell'uomo le gambe soltanto".
 
 


"Mou belin! Non mi piace! Lo scorso anno son finito in pentola! Col sedano!!!!" Borbottò Max storcendo il naso..
Dopo una serie infinita di “vai avanti tu” e passi indietro, finalmente trovarono un volontario. 
A dir la verità, nessuno si offrì e quindi democraticamente risolsero il problema con un sorridente “Dai, Glò! Vai avanti tu! Forza, facci strada!”.
Con lo sguardo tipo “questa me la pagate cara”, Glò si inoltrò nel bosco controllando però ogni tanto che gli altri la seguissero. Fidarsi è bene e non fidarsi… beh! Dicono sia meglio!
Intanto il sentiero si faceva sempre più buio, stretto, freddo. 

Dalla borsa di Verbena usciva un tintinnio di porcellana, le sue tazzine preferite per il tè pomeridiano mentre la bustina scelta per l'infuso le penzolava dalle dita.
 
Anna Maria Fabbri  che aveva dimenticato di farsi imprestare la bacchetta da Piccola Strega, rabbrividì di paura. Però a disposizione aveva sempre la mappa di Birba per fortuna.

Marina Guarneri da buona siciliana mise un pesante maglione borbottando contro i piemontesi e il loro clima. "Miiiii... chi friddu! sti pieeemonteeesi!!!! Pinguini sugno!"
 
Francesca Vanni si strinse al braccio di Vincenzo Iacoponi e non si capiva chi sosteneva chi. Insieme però si sentivano più forti.

Daniele Verzetti tentò di scrivere una sua poesia di vibrante protesta declamandola ad alta voce passo dopo passo. 

Marina Zanotta imperterrita, insieme a Clementina continuò a prendere appunti sulla sua Midori home made. C’erano troppi spunti in quel viaggetto. Avrebbero potuto servire per i prossimi racconti. 
D’improvviso sentirono passi veloci e un pesante ansimare. “ Asp… aspe… aspett… tatemi!” Regina, la solita ritardataria.

La più contenta pareva Lorenza che con ininterrotti wow! continuava a raccogliere rami contorti, pigne foglie pensando a come utilizzarli per addobbare la casa.
 
"Ci siamo tutti?" chiese Sciarada mentre pensava ad una poesia adatta all'occasione. Sapeva che ce n'era una ma al momento non la ricordava.

"Manca  Miki!". 

Probabilmente il terribile dodicenne cazzaro tra cacce al tesoro e mangiate stava dormendo della grossa e si era dimenticato dell'appuntamento.
Decisero comunque di proseguire ma dopo pochi passi un urlò terribile li bloccò. 
Era Ofelia, spaventata dal suo incontro con Edgar Allan Poe. E’ vero che per salutarla si era tolto la tuba ma aveva strani occhi spiritati che mettevano paura.
Poco dopo, altro urlo e questa volta comune. Un enorme mastino fosforescente li stava inseguendo ringhiando da far accapponare la pelle. Puntò dritto verso di loro e all’ultimo momento scartò buttandosi nel folto del bosco. Doveva nascondersi, altro che attaccare quei bocconcini prelibati. Quello psicopatico di Holmes lo inseguiva. Figuriamoci se aveva tempo di pensare al pranzo.
Ariano, pallido pallido, prese il cellulare. “ Arcani… Andrea Arcani… ma dove ti ho messo? Ah, ecco! 3A Investigazioni.. ecco...”. Mentre cercava con dita tremanti di comporre il numero Sinforosa gli fece notare che lì non c’era campo. “Ma stai tranquillo! Tengo a bada eserciti di bambini, vuoi che mi faccia paura una gatta? Ti difendo io!” lo rincuorò. “Forse...” ma questo lo pensò soltanto.
E Cristina  da bravo Cavaliere si unì a lei tirando fuori dalla borsa uno spadone medievale. "E con questo siamo a posto,... se trovo il libretto  delle istruzioni! Ma qua dentro....." e continuò a rovistare nella valigia che si portava appesa alla spalla.

Di colpo, una nebbia improvvisa li avvolse. Non era fredda. Nemmeno umida. Non era nemmeno nebbia ad essere sinceri. Fumogeni… sì, di quelli usati sui palchi durante i concerti.
Da bianca divenne rossa, gialla blu verde e quando si diradò lo videro. 
Sotto ad un altissimo cappello bianco da cuoco che lo faceva assomigliare ad un funghetto, davanti ad una grandissima piastra rovente dove arrostivano arrosticini, hamburger, peperoni, uova bacon e pane c’era Miki.

"Chi vuole un McMoz?" chiese sorridendo con il sudore che gli scivolava negli occhi e gli appannava gli occhiali.



           (Foto gentilmente offerta dall'autore )


Dalla sua destra, tirando un immenso carrello, arrivò Myrtilla.
Sul carrello una torta galattica. Pan di Spagna, cioccolato, crema, panna, frutta, liquore...
E sopra....



Patricia                                                                                                                                   

50 commenti:

  1. Un finale divertente con tutti noi protagonisti in modo simpatico! Davvero una bella idea! Devo dire, inoltre, che è anche sempre molto interessante leggere i vari finali per vedere stili diversi, ed idee differenti che hanno portato a concludere il tuo incipit.

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    1. Grazie Daniele! Penso che almeno una volta all'anno si possa fare. Dicono che ridere faccia bene! :)
      Se tu avessi letto quello dello scorso anno.. ahhahaha
      Credo che il bello del gioco mensile sia anche quello. Oltre a confrontarsi alla buona senza rivalità, oltre al mettersi alla prova partendo da un punto preciso, anche il poter leggere tanti finali diversi, scritti ognuno con uno stile suo particolare penso sia un punto a suo favore. Fa diventare interessante il tutto perchè essendo ognuno di noi diverso dall'altro ci fa scoprire sempre strade nuove, nuove possibilità di scrittura.
      Non smetterò mai di ringraziare chi per primo iniziò questo gioco in seguito ad un mio racconto da 200 battute e Ivano che mi lanciò l'idea di farlo diventare un appuntamento mensile.

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  2. Patricia sei fantastica! Ci hai coinvolto in un simpatico siparietto molto divertente. Grazie per la torta galattica. (Chissà se ho portato abbastanza tazzine per il tè).
    Ciao a tutti e alla prossima...

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    1. ahahhaahahhah prego!
      Ho cercato di prendervi in giro un po' tutti su qualcosa del vostro blog. Il tuo appuntamento mensile Un tè con.... era l'ideale!
      Ciaoooooo e grazie anora!

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  3. Tutti meritevoli, ma il tuo mi ha fatto scompisciare dalle risate :-D
    Soprattutto l'ipotesi che io, in caso di pericolo, chiamerei Andrea Arcani: è humour fantascientifico, piuttosto chiamerei Topo Gigio :-D

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    1. Ma nooooooo! Ma povero Andrea! Vuoi fargli venire i complessi??? Daiii su Ariano! Te l'ho anhe scritto che poco per volta sta maturando e migliorando. Scommetto che sarebbe benissimo in grado di difenderti ahahahhaahhahaa
      Topo Gigio... bell'idea! Magari per un prossimo IR ahhahahah

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  4. Paninazzo e tortazza me le pappo io hahahahaha

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    1. E già. Max! E la linea???????????????
      FAcciamo almeno a metà.... ahahahahahha

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  5. Ma cu mu fici fari a vèniri a sta festa di matti! 😂😂😂
    Il MikmozCapuano triplehamburger lo lascio agli altri ospiti, io mi pappo la tua torta.
    E tanti auguri, Pat. Sei grande. 💐💐💐

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    1. ahahhaahhahahahaha almeno il tuo è siciliano. Il mio non lo so! Mi è poi venuto il dubbio sul sugno ma ho pensato che non mi avresti sgridata ahahahhaha

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    2. Avrebbe dovuto essere "sunnu", ma mi è piaciuto talmente tanto il resto della traduzione in siciliano che per me sei promossa a pieni voti ugualmente. 😄

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    3. Fiuuuuuuu.... 😂😂😂😂😂😂

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  6. Dopo una breve seppure intensa fase di malinconica negligenza, che mi teneva lontano da tutto e tutti, stamane apro G+ e mi imbatto nel tuo IR 24 Riepilogo.
    “Non me lo posso perdere, anche se questa volta non ho partecipato” mi dico e inizio a leggere le varie storie.
    “E infatti” commento mentalmente “è sempre un piacere passare di qua”
    Ma così pensando, ingordamente, arrivo in fondo in cerca del tuo finale. Mi ci tuffo dentro, curiosa come una scimmia e, a sorpresa, scopro che coinvolge spassosamente tutti quanti…
    “Ah, che forza, guarda cosa dice di lei… e di lui…” e, intanto continuo a scorrere le righe.
    Poi, ad un tratto, mi ritrovo citata in mezzo agli altri, attenta ad osservare e annotare spunti sulla Midori fatta in casa (un’immagine strepitosa!), ovviamente in prospettiva di scribacchiare qualche nuovo racconto!
    “Touché! Son proprio io!” non riesco a trattenere una risata, mentre sobbalzo divertita sulla sedia “Tremendissima Patricia, ne sai sempre una più del Diavolo!”
    Ahahahhah! :-D :-D :-D
    Ho riso tanto, di gusto ed era esattamente ciò di cui avevo bisogno!
    Grazie di cuore, mia cara splendida Pat!

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    1. FElice di averti strappato un sorriso :)
      L'intenzione era proprio quella di divertirci un poco tutti insieme.
      Comunque ho parlato della midori home made perchè Marina Zanotta sul suo blog ha dei posti dedicati proprio ad una midori che sta organizzando lei con cartoncino e tanta tanta fantasia.
      Se ti interessa prova a vedere QUI

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    2. Sei fantastica a promuovere i miei post ^-^
      Grazie!
      Stavo proprio pensando di fare una piccola Midori per festeggiare il compleblog, perché ho finito le gomme per gli stampini :O
      Non mi piace regalare l'usato!
      Un bacione.
      Marina

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    3. Anche se io non me la farò mai :( tu sei l'ideatrice della midori homemade. Mi sembrava giusto!
      Ciaoooo

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  7. Bellissimo, bellissimo e ancora bellissimo! Ogni finale è da 10 e lode!!!
    Ma il tuo, Patricia... va beh, sai che io amo mangiare! Basta che mi prepari tutto senza glutine :-)
    Baci!

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    1. Tutti belli vero? :D)
      Così... per divertirci un po'. TAnto lo so che non vi offfendete ahahhahaahh

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  8. Ahahaahaha! Che ridere, tutti insieme appassionatamente, e io armata di spada medievale che non trovo più il libretto delle istruzioni! :-D Scherzi a parte, sai che ogni tanto mi verrebbe voglia di scrivere una parodia del Medioevo?

    E il paninazzo e la torta mi hanno fatto venire di nuovo fame!

    I completamenti sono tutti belli, mi è piaciuto in particolare quello di Francesca Vanni (con i signori nerovestiti e rappresentati da strani numeri ci ho parecchio a che fare, ultimamente), quello ironico di Marina Guarneri e quello di Massimiliano Riccardi all'insegna della magia. Complimenti a tutti per aver partecipato a questa edizione speciale! :)

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    1. ahahahhaahh sapendo che sei un'appassionata di storia... :)
      Poi ho pensato alla mia borsa. Se la tua è uguale, con mezza casa dentro, altro che trovare il libretto di istruzioni!!!!! ahhaahahah
      Ciao bella!

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  9. I miei complimenti a tutti.
    Saluti a presto.

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  10. Patriciaaaaaa, quanto mi mancate!!! :( però ho veramente il cervello in stand by in questo momento. Vorrei ricominciare a scrivere su almeno uno dei blog, ma non riesco a fare nemmeno questo :(
    Tutti belli i finali. Il tuo scoppiettante, come al solito 😂

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    1. Amore, anch'io.... mi sono dimenticata di te nel riepilogo... e di qualcun altro... ops!!! Perdono!
      Prometto he il prossimo anno non lo farò!
      Bacio stella e... con calma! Ci sono voluti 7 giorni a fare il mondo eh... vai con calma! Noi ti aspettiamo qui!
      Ciaooo

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    2. Patricia bella, sei più che giustificata visto che mi sa che è giusto un anno che non partecipo al giochino. Non mi aspettavo certo di essere inserita XD
      Comunque qualcosa ho scritto (sempre con il solito tema, tanto per cambiare 😂). Ora posto.
      Un abbraccio 😙

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  11. Mi sei piaciuta trooopppppoooo Patricia, di più di più, assai assai! Un pieno di simpatia e sorrisi con queste peculiarità che contraddistinguono i nostri blog. Tantissimi auguri a tutti, complimenti per i finali e buon compleanno a I.R.
    A proposito ci siamo tutti? Sto tranquilla sì vero? Ahahah!

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    1. Grazie carissima!!!!
      Siete stati tutti eccezionali!
      Tutti..nn direi visto che qualcuno ho dimenticato.
      Mi cospargerò il capo di cenere e rimedierò il prossimo anno :)
      Grazie ancora a te e a tutti!
      Bacio!

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  12. complimenti a tutti per i finali! Conto di tornare presto anch'io...al momento il mio sentiero impervio mi conduce all'asilo appena iniziato..ma ne parlerò in un post che manco da troppo tempo! Un bacio!

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    1. Grazie a nome di tutti stella!
      Noi ti aspettiamo a braccia aperte, quando vuoi e soprattutto quando puoi! Bacio!

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  13. L'Apocalisse c'è stata, come prevedevo (nel senso di "rivelazione") ;-) Meno male che stavolta nel kolossal myrtilliano ho un ruolo limitato, che mi ringiovanisce pure riportandomi al mio passato di fan degli Inti-Illimani... El pueblo unido jamás será vencido! (che quest'oggi, 11 settembre, ci sta anche bene).

    Una preghiera, Patricia. Sotto al mio brano puoi aggiungere:
    * Kenneth Patchen
    così che l'asterisco alla fine della poesia rimandi al nome dell'autore.

    Poi, quando ho tempo torno a leggere i finali che ancora mi mancano...

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    1. Obbedisco!

      anche tu ascoltavo gli Inti llimani? Beh... nel 1973 noi due eravamo già in grado di capire cosa succedeva nel mondo.

      Perchè? Volevi essere protagonista????? 😆😆 Aspetta il prossimo anno😊

      comunque è valido anche per te quello che ho scritto ad Ariano e Max. Il pentolone è sempre li ahahaha

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  14. Bellissima la tua idea finale!Potrei prendere spunto per certi lavoretti da fare con i bimbi in classe!Un abbraccio

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    1. Fai pure Lorenza! Non ci sono problemi 😊😊😊
      bacio

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  15. Te pareva che non mi si mandasse in avanscoperta!!! XD Muahahah!
    Devo dire che la paura è valsa la pena... cioè si mangiaaaaaa *_* E cucinate tu e il Moz!!! Io assaggio tutto, sia chiaro! :O

    Mi dispiace non essere riuscita a partecipare con un mio finale, comunque la festa è per te, Pat, che sei riuscita nell'impresa di creare questa bella iniziativa che coinvolge tutti noi!
    Bravi tutti e alla prossima ^_^

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    1. Solo perchè dai l'idea della donna decisa! :) :)
      Povero Miki! Questa volta l'ho fatto lavorare e gli ho pure scritto per chiedergli una foto dei suoi paninoni!!!!! ahhahaahahah

      Ci saranno altre occasioni Glò. Pensa che ho già pronta la bozza del numero 25 :D) Non è colpa mia, però, eh... ero andata sul blog di Sinforosa e una cosa postata da lei mi aveva colpita così le avevo chiesto se potevo approfittarne...
      :)
      A presto! Ciaoooo

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  16. "Sei GRANDEGRANDEGRANDE e come te sei grande sola mente tu "
    Cri

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    1. Un metro e sessanta scarso scarso ahahahahhaha
      Grazie infinite Cristiana ma ripeto che senza di voi....
      Un abbraccione!

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  17. Eccomiiii, finalmente"
    Chettepossino, Miki scritto con la y! Ma portare qui uno dei miei panini è un onore^^
    Nessun problema a cucinare per tutti! :)

    Moz-

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    1. Davvero???????????? Ma porta pasiensa che io tvtttttttb 🌹
      grazie ancora per la disponibilità!

      Ah... nemmeno io ho problemi a mangiare eh 😆

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  18. Mannaggia, proprio quando serve mi scordo la bacchetta!
    Io non avevo affatto paura, tanto davanti c'era Giò, però ho smesso di battere i denti solo quando ho addentato il paninazzo di Miki, la torta poi era una Superbomba come la solo Patricia poteva fare. ^___^
    Strepitosa ragazza è un finale con i fiocchi e controfiocchi, da vero spasso.
    Grazie mille per aver menzionato Birba. E' stato molto contento nel vedere la sua mappa e nel sentirsi menzionato, anche se lui non sopporta di essere chiamato Birba, lui preferirebbe essere chiamato Spiderman, ma sapendo che tipo di nonna ha, ormai si è rassegnato.
    Patricia sei Miticaaaaaaaaaaaaa!

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    1. Non menzionare tuo nipote non si poteva,dai! Lui ha fatto il suo meglio ed è venuto fuori un capolavoro. Meritava la menzione!
      Ringrazialo ancora e grazie anche a te!
      a presto!

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  19. Una squadra coi fiocchi!
    Pat che ne dici di creare un premio per chi partecipa più di tutti?
    Quando il prossimo?
    Notte.
    Cri

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    1. Si potrebbe anche fare anche se inizialmente ho optato per "tutti vincitori/nessun perdente" proprio per evitare rivalità che potrebbero guastare il clima piacevole.
      Ci penserò!

      Il prossimo? Il 20 settembre ed è già pronto! :)
      Ciaooooo

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  20. ah ah ah .... sto ridendo del tuo finale ovviamente! Troppo forte. Complimenti a tutti i partecipanti.
    Notte!
    Marina

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    1. Son contenta. L'intento era quello :)
      D'altronde l'idea della midori handmade è tua no? :)
      Ciaoooo

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