domenica 7 gennaio 2018

INSIEME RACCONTIAMO 28 RIEPILOGO


                INSIEME RACCONTIAMO 28

                      RIEPILOGO



#fareblogging    #insiemeraccontiamo     #racconti




Per INSIEME RACCONTIAMO 28, ultima puntata del 2017, vi avevo lasciato liberi di scrivere quanto volevate e avevo prorogato la scadenza al 6 gennaio 2018.
Tra le feste natalizie, la compagnia, le abbuffate, mi sembrava il minimo prendersela con calma.
Il risultato? Eccolo!!!! Come sempre notevole!

Abbiamo chiuso l’anno in bellezza e speriamo di riaprirlo in altrettanta bellezza.
Ma ora, bando alle ciance. Ecco il riepilogo!


Il mio incipit e la mia foto

RUMORI

Si svegliò di soprassalto. Aveva sentito dei rumori strani in casa. Tese l'orecchio  e i colpi si ripeterono. Tonfi, più che colpi. Come se qualcosa di grande fosse caduto per terra.
Cercò il cellulare per chedere aiuto ma si ricordò di averlo dimenticato in cucina. Prese allora la torcia, si fece coraggio e si alzò. Perlustrò l'alloggio ma niente era fuori posto. Le finestre chiuse, i vetri integri, l'uscio chiuso a doppia mandata... mistero!
O forse no. Forse aveva solo sognato.
Per calmarsi bevve un bichiere di acqua fresca e tornò a dormire. Giunta sulla soglia della camera da letto si bloccò impietrita.
Ai piedi del letto c'era...



I vostri finali

GUS O.

Abitare in una villetta nel Parco Nazionale d'Abruzzo è bello, ma si può incontrare l'orso marsicano. Ora stava li, ai piedi del letto, e la situazione non era per niente tranquilla. Accanto a lei c'era un armadietto con una scatola di compresse di un sonnifero che prendeva causa la sua insonnia. Idea! Vuotò tutta scatola, frantumò le pasticche e insieme al miele formando un impasto molto invitante. Mise il tutto in un piatto e lo fece arrivare vicino all'orso. Il bestione ingoiò tutto e dopo un'ora si accasciò per terra russando. Lei prese il cellulare, chiamò la guardia forestale e l'orso venne trasportato nel vicino Ospedale di Avezzano dove i medici praticarono una potente lavanda gastrica.
GUS. O.





Nientepopodimeno che Babbo Natale in persona, col suo sacco appoggiato a terra.
“Ma lei è...”, le parole le morirono fra le labbra.
Lui le sorrise: “Certo, non è la notte di Natale? Chi ti aspettavi?”.
Era abituato a quella espressione fra lo stupore e lo sconcerto, gli adulti generalmente fingevano di credere alla sua esistenza per cui non ci fece caso. Apri il suo sacco e ne trasse un pacchettino piccolo piccolo e glielo pose fra le mani. Non fece in tempo a riprendersi dallo schok che lui era sparito, non c’era più. Si mise seduta sul suo letto, nel punto in cui un attimo prima c’era seduto lui è apri il pacchettino, dentro un foglietto ripiegato con cura con su scritto: abbi fede. Sorrise commossa, mentre gli occhi le si riempivano di lacrime.
SINFOROSA CASTORO
 

ARIANO GETA


... un pacco.
"Come è arrivato qui?" pensò. "Chi è entrato in casa?" si spaventò.
Si guardò attorno e poi si avvicinò all'oggetto. Un pacco che, per dirla tutta, si presentava bene: aveva anche un fiocchetto a lato. Come se fosse un regalo.
"Può essere...?" si domandò.
Iniziò a scartarlo. Aprì il cartone e dentro c'era un bel po' di carbone. E anche un biglietto:
"Ne porti tanto ai cattivi, che invece meriterebbero di stare al gelo, e non ne hai mai per accendere la tua stufa. Usalo subito, che stanotte fa davvero freddo e alla nostra età ci vuole poco a prendersi un malanno!
firmato: Babbo Natale".
La Befana si fece una gran risata e subito mandò un sms al suo amico nordico "Domattina sarai distrutto con tutte le consegne che hai fatto stanotte, passa qui da me e ti farò trovare un cappuccino caldo e una torta di mele appena sfornata!

ARIANO GETA



DANIELE VERZETTI ROCKPOETA®   oppure QUI



Un cumulo di macerie. Per qualche strana ragione quei rumori erano il sintomo imminente del crollo del suo soffitto. Quei tonfi, l'essersi svegliata, tutto questo le aveva probabilmente salvato la vita. Cosa invece che non era successa al suo vicino che precipitato giù, nonostante il letto, aveva sbattuto la testa sul pomello della spalliera in ferro battuto del letto stesso, morendo sul colpo. Sangue e calcestruzzo lungo tutto il perimetro della sua stanza si mescolano allo shock che Giulia subisce.

In quei pochi attimi, successivi all'aver chiamato una oramai inutile ambulanza, per degli inutili soccorsi, sono sicuro che immaginerete la nostra protagonista rivivere la sua vita come un cortometraggio oppure piangere spaventata e dispiaciuta per la tragedia.

Nulla di tutto questo, le sue prime parole furono: "Incredibile ed ora chi paga tutti questi danni? E poi guarda anche il presepe piccolino qui sul comodino, letteralmente distrutto! Che Natale orribile mi si prospetta, accidenti! E poi quel panzone del mio vicino non poteva morire altrove o magari dimagrire così magari non mi abbatteva il soffitto?

Concluso finalmente il suo sfogo, arrivati i soccorsi e forze dell'ordine, una volta che la situazione si stabilizzò, compatibilmente con la voragine sopra la sua testa ancora presente, come ovvio, nella sua camera da letto, si vestì, andò a messa, disse due Ave Maria, lasciò 20 centesimi come obolo alla Chiesa e 10 ad un povero sul sagrato e poi fiera della sua buona azione tornò a casa.

Tanto lei per Natale non aveva problemi, non lo doveva mica passare a casa, aveva già prenotato da tre mesi per una settimana a Cortina per andare a sciare. Alla voragine ci avrebbe pensato al suo ritorno, tanto il suo patrimonio non scarseggiava certo in fatto di soldi ed ancor meno di case.

E mentre Giulia, perfetta cristiana, modello da "prendere ad esempio" prepara i suoi bagagli, il vostro umile cantastorie vi augura Buon Natale e Felice anno nuovo.
DANIELE VERZETTI ROCKPOETA®


VINCENZO IACOPONI MALAVISI



....un buco enorme, abbastanza da far passare una cicciona come lei, adesso poi che si era pappata tre porzioni abbondanti di tortellini con tanto sugo.
Si affacciò sul buco. A occhio aveva un diametro poco inferiore al metro. Considerato che abitava a piano terra quel buco portava oltre la cantina, molto più giù e lei non riusciva a vedere cosa fosse in fondo. Aveva una paura boia ma la curiosità batteva alla lontana la paura. La conoscevano tutti in paese Patricia Moll e la sua curiosità era leggendaria. Si ricordavano tutti di quando, appena dodicenne ma già bella grassotta, era rimasta per due ore inchiodata dentro un tombino, che erano dovuti venire i pompieri dalla città per strapparla alle visceri della terra e lavorare quasi l'intero pomeriggio. Alla giornalista della RAI che le chiedeva come fosse potuto succedere, lei aveva risposto che le era parso di vedere il ghigno del clown del libro di Stephen King e voleva andalo a trovare.
Si cambiò velocissima. Indossò un paio di jeans taglia 54, che le andavano ormai un po' stretti, un maglione a girocollo e iniziò con calma ma determinazione a discendere nel buco scuro da farle già venire il mal di pancia.
All'improvviso apparve una luce. Si accorse allora che il buco era un condotto sufficientemente largo anche per la sua stazza. Arrivata ad un'ansa del condotto vide un'ombra che la precedeva nella discesa. Le faceva cenno con una manona guantata di bianco di seguirla. Allora Patricia divincolandosi un po' cercò di affrettarsi perché quello strano essere non se la squagliasse. Sdrucciolò col suo sederino XXXL e di colpo le apparve in fondo una specie di laghetto. Si guardò cautamente intorno ma non vide il tipo con la mano di bianco guantata. Ci rimase un po' male, ma almeno vedeva dove si trovava e oramai la paura era stata scacciata via a cazzottoni dalla curiosità.
Di colpo si accesero un casino di lampade.
Patricia vide ritagliate dalla luce una serie di teste, e di mani sollevate che applaudivano con applausi cadenzati, e rivide finalmente nel bel mezzo di quello squadrone di plaudenti la figura dei clown con le mani guantate di un vistosissimo bianco.
Il clown fece un gesto e tutti smisero di applaudire. Venne avanti di due passi.
-Cerca di indovinare chi io possa essere, disse il clown, dai provaci non essere pigra.
-Il clown della fogna di Stephen King, rispose Patricia già entusiasta.
-Sei scarsina malgrado la mole, come temevo, rispose il clown. Ma ti voglio mettere sulla strada giusta. Questi che stanno qui intorno sono tutti tuoi followers del tuo blog "Myrtilla'shouse". Adesso riprova: chi sono io? Chi sono me?
-Un follower, abbozzò timidamente Patricia.
-È un po' poco, Pat; troppo generico, Pat; riprova, Pat.
A quel terzo "Pat" qualcosa iniziò a fibrillare nella testa di Patricia Moll. Chi la chiamava così? Vinta ogni titubanza, cancellata ogni residuo di paura, addentata dal morso della curiosità Patricia si avvicinò al clown e gli tolse delicatamente la maschera. Subito fu vinta dal desiderio di rimetterla al suo posto, perché sotto c'era il viso rugoso dell'uomo più brutto che avesse mai visto. Non si erano mai incontrati ma Patricia adesso aveva capito.
-Tu sei...sì, insomma tu sei VIN.IAC.MAL.
-Bravissima.
-Oh Dio mio, ti facevo un po' più giovane e un po'...scusa sai, un po' meno brutto.
-Pat, io ho 166 anni e vengo da tanto lontano. Sono venuto soltanto per farti gli auguri per le feste, poi me ne torno all'inferno.
Un gigantesco "BUON NATALE" si sentì nell'aria. Erano tutti i followers che lo gridavano.
-Grazie, grazie, rispose Patricia Moll; siete troppo gentili. Quanto a te, vorrei dirti...
Lo cercò con lo sguardo, ma non lo vide più.
-Gli scadeva la licenza, disse uno dei followers, doveva scappare via di corsa. Ti ha lasciato un suo guanto bianco. Ha detto che verrà un giorno a riprenderselo.
Questo fece a Patricia molto piacere e si avviò verso l'uscita insieme a tutti i suoi followers, meno uno, il più brutto.
VINCENZO IACOPONI MALAVISI



SCIARADA SCIARANTI



Una porta chiusa, antica, possente, ma come era arrivata a casa sua? Dal buco della serratura filtrava a intermittenza una luce, sembrava che qualcuno dall'altra parte ci passeggiasse davanti, si avvicinò e sentendosi un po' sciocca bussò, una voce presa dall'ansia disse: « Chiunque tu sia devi aiutarmi. Per il solstizio d'inverno avrei dovuto aprire la Porta del Capricorno, ma ho perso le chiavi e se non trovo una soluzione non solo non arriverà l'inverno, ma il 25 dicembre, non essendoci la congiunzione tra il vostro mondo e il nostro, Babbo Natale rimarrà intrappolato e per le prossime feste niente regali ai bambini. »
Si diede un pizzicotto e si rese conto che era sveglia, ma non riusciva a capire cosa stesse succedendo, pensò allora di chiamare zia Aurora, lei sapeva tutto; compose il suo numero e appena rispose le disse: « Zia non sono ubriaca, sono davanti a una porta che è comparsa dal nulla nella mia stanza da letto e un tizio dall'altra parte la chiama Porta del Capricorno, tu sai cosa voglia dire? Ha perso le chiavi per aprirla. »
Sentì riattaccare e dopo qualche minuto il campanello di casa suonò, era la zia che abitava due piani più su, aveva in mano un libro e una bussola, si precipitò nella stanza da letto e con un sorrisetto compiaciuto osservò la porta e poi disse: « I solstizi per gli antichi greci rappresentavano delle porte, il solstizio d'estate sotto il segno del cancro era chiamato "Porta degli uomini" e il solstizio d'inverno sotto il segno del capricorno era chiamato "Porta degli dei". »
Aprì la bussola, guardò le coordinate e disse « Tutto coincide, la tua casa è rivolta a Sud e questa è la Porta del Capricorno, la porta solstiziale che fa da ingresso all' inverno; un piccolo riferimento lo troviamo nel XIII canto dell'Odissea di Omero con l'ottima traduzione di Ettore Romagnoli, la Porta del Cancro accessibile ai mortali è rivolta a Borea verso Nord e la Porta del Capricorno accessibile ai Numi è rivolta a Noto verso Sud. »

Sfogliò il libro che aveva con sé e lesse:

" ... C’è nell’isola d’Itaca un porto che al veglio del mare
Fórcino è sacro. All’ingresso si sporgono due promontori
scoscesi, che dal porto strapiomban sul pelago, e fuori
tengono gli alti marosi gonfiati dal soffio dei venti
impetuosi. Ivi dentro le navi dai solidi fianchi
pur senza gómena restan, quand’ hanno gettato l’ormeggio.
Leva un ulivo, al fondo del porto, le foglie sottili;
e accanto ad esso un antro gradevole sacro ed azzurro
come l’aria: vi stanno le Ninfe che Nàiadi han nome.
Quivi cratèri sono, con anfore grosse di pietra:
quivi le pecchie fanno lor bugni e preparono il miele:
quivi telai di pietra grandissimi, dove le Ninfe
tessono manti azzurri purpurei, stupore a vederli.
Acque perennemente vi scorrono; e s’apron due porte,
questa rivolta a Bora, per dove è l’accesso ai mortali:
e piú divina quella che a Noto si volge; ne quivi
possono gli uomini entrare: che quivi e l’accesso dei Numi ... "

- « Sì, adesso ho capito! » esclamò Gioia « Ma qui non siamo a Itaca! »
- « Non è fondamentale essere a Itaca, Gli accessi alle porte solstiziali si trovano in quei luoghi propedeutici alla rinascita e ai riti di iniziazione che hanno le caratteriste affini alla Caverna Cosmica e la tua camera da letto evidentemente le ha per la Deva-loka ».
- « Per cosa? »
- « Oh! Sì scusa ti spiego, le due porte erano conosciute anche nella cultura vedica ed erano chiamate rispettivamente Pitri-loka - Porta degli avi e " Deva-loka - Porta degli dei ", sono il simbolo del confine tra il mondo materiale, spazio temporale degli uomini che appartiene alla fase ascendente dell'anno e il mondo divino, soprannaturale e atemporale degli dei che appartiene alla fase discendente dell'anno. »
- « Come l'apriamo? »
- « Se il guardiano per qualsiasi motivo non può aprirle, le porte cercano la loro chiave da sole, questo significa che sei in possesso della chiave della porta del Capricorno anche se non ne sei consapevole; dobbiamo trovarla prima delle 16.28, diamoci da fare. »
- « Ma come capiamo che è la chiave giusta? »
- « Per questo non preoccuparti, quando la troveremo la porta ce lo farà capire. »
Misero a soqquadro la casa, poi la zia si soffermò sull'Albero di Natale, si accorse che mancava il puntale e chiese:
- « Dov'è il puntale che ti ha regalato tuo padre? ».
- « È ancora imballato negli scatoloni del trasloco. »
Andarono insieme nello sgabuzzino e individuarono lo scatolone degli addobbi natalizi, l'aprirono e il puntale blu elettrico argentato predominava sulle altre decorazioni, lo presero e lo portarono in camera da letto, la porta iniziò a pulsare e la voce del guardiano dimenticato urlò di felicità: L'hai trovata, ciò che deve, ora potrà essere! »
Alle ore 16.28 Gioia inserì il puntale nella serratura, la porta si aprì e nel mondo degli uomini giunse il solstizio d'inverno e il Natale.

SCIARADA SCIARANTI



ANNA PIEDISCALZI
 
Pat si stropiciò il naso. Era la ventesima volta che si alzava e trovava un pacco simile che parlava, anzi peggio si lagnava di ogni cosa finché non veniva aperto e poi niente il pacco era vuoto. Tornava a letto e la sera dopo la stessa scena.
Per il prete era indemoniata. Per l'amica troppo stressata. Per il fidanzato... Ma quale fidanzato? Per la famiglia non dormiva, non mangiava, e non li chiamava abbastanza.

Allora Pat passò alla seconda domanda più importante della prima: come liberarsene. Allora non dormendo tutta la notte ebbe un idea e l'indomani lo spedì al primo blogger amico, che lo avrebbe spedito ad un altro. Fin quando tornando da lei avrebbe trovato una soluzione. Così fece. Fece proprio un gran giro sto pacco e divenne sempre più grande e pesante. Infatti ad un certo punto per i corrieri di Amazon era divenuto il pacco vendetta per i super capi Amazon. Lo iniziarono a venerare, a creare leggende su di esso.
Il pacco era riuscito a mettere pace con i grandi capi. Almeno così dicevano.
Intanto il pacco parlava, sparlava e complottava per tornare da Pat.
Finché un giorno non vi riuscì e appena ripresa dallo svenimento di esserlo visto di nuovo a casa gli disse: ma tu cosa vuoi da me?
Il pacco rispose: voglio che mi riempi dei tuoi pensieri e nel nuovo anno li regali a tutti. Solo così potrò dirmi felice e ti lascerò in pace. Finora mi sono roempito dei tuoi amici bloggers, della gente e dei corrieri ma non di te!!
Allora Pat gli parlò per due settimane intere e il pacco ascoltava.
Poi un giorno disse: ora basta mi ha rotto la scatola. Ora posso riposare e dal primo gennaio mi regalerai di nuovo ma sappi che non tornerò più da te.
Il pacco è ancora lì e Pat attende di regarlo via sperando che il mondo sia pronto per un pacco suo.
ANNA PIEDISCALZI



AZZURROCIELO

un pacchetto regalo. Carta rossa, lucida, con un bel fiocco.
Lo osservò con occhi spalancati, incredula.
Rapidamente i pensieri più assurdi le affollarono la mente. Chi poteva averle lasciato un regalo? Babbo Natale? Sorrise a questo pensiero. Aveva superato da qualche decina di anni il periodo in cui aspettava il simpatico vecchietto vestito di rosso, barba bianca che vola tutta notte in cielo, scende dal camino e lascia regali a chi li merita.
Diamine! Era la vigilia di Natale e quello era inequivocabilmente un regalo per lei. Chi lo avesse lasciato ora non le importava. Si avvicinò con entusiasmo e iniziò a scartare il pacchetto.
Riconobbe subito l’oggetto. Era un bel quaderno voluminoso che aveva acquistato qualche giorno prima e lo aveva fatto incartare.
Era il regalo che aveva fatto a se stessa. Un bel quaderno in cui incominciare finalmente a riscrivere la sua nuova Vita.
Ma… il pacchetto, come era uscito dal mobile del salotto?

AZZURROCIELO




CRISTIANA


Suo marito, ovvero colui che era stato suo marito e che tre anni prima, l'aveva resa vedova. Si sentì mancare ma si riprese subito perchè a grande velocità, il suo cervello aveva fatto due più due.
Rivide il cadavere sfigurato e semi bruciato che la polizia aveva rinvenuto in un'auto di preprieta di Carlo G. ( suo marito) e che aveva dovuto e potuto identificare solo grazie ad un tatuaggio sul polpaccio, un piccolo fasciostemma del partito nazionale fascista.
" Chi era" gli chiese "
" Solo un tizio incontrato per caso, raggirato e pagato per convincerlo a farsi tatuare " le rispose laconicamente.
Si accorse che ansimava premendo una mano sul fianco sinistro e , suo malgrado, gli chiese cosa gli fosse successo
" Una scaramuccia tra rivali, ma io me la sono cavata meglio " le rispose con quel sorrisetto sulle labbra che contrastava con lo sguardo gelido che ricordava assai bene " ora ho bisogno del tuo aiuto e se farai tutto cone si deve, non te ne pentirai".
Da tre anni lo credeva morto, ma l'aveva lasciato 15 anni prima, allorcchè, ascoltando alcune conversazioni telefoniche, si era resa conto che era invischiato in loschi affari di droga. Non gli aveva mai detto di sapere, gli aveva semplicemente detto che non l'amava più e le era parso che lui accettasse la sua decisione con un certo sollievo..
Con la bambina, era andata a vivere nella piccola casa lasciatale dai genitori sul Lago Maggiore a metà collina sopra Verbania ; era un po' isolata , ma si era ben organizzata ed aveva ripreso la sua attività di traduttrce , anche se lui mandava generose somme per la figlia.
Tornando alla realtà, gli chiese cosa intendesse per aiuto.
"Devi andare in farmacia per prendere il necessario a questa ferita; non è profonda ma bisogna estrarre parte del proiettile"
" E cosa ti fa pensare che non andrò alla polizia?" gli chiese in tono dii sfida.
"Il fatto che tu non voglia mettere in pericolo tua figlia o i tuoi nipoti" replcò con tono di scherno.
" Stai bluffando, non ne saresti capace! "
" Io no, ma il mio socio e compagno non avrebbe remore".
Le aveva tappato la bocca e non le restò che andare in farmacia a prendere il necessario e accingersi poi a fare del suo meglio su quella ferita, anche se quei gemiti soffocati le avevano procurato una certa soddisfazione.
Nonostante gli antibiotici , la febbre persistette per giorni e Carlo, sempre più nervoso e insofferente chiamò l'amico e complice e le chiese poi di andarlo a prendere alla fermata della corriera che proveniva da Milano.Ora che era arrivato, li sentiva parlottare e, origliando, capì che i loro progetti riguardavano le Isole Cayman e, come dapprincipio aveva solo intuito, ora sapeva che erano amanti. Doveva agire in fretta perchè ormai, per la sua vita, non avrebbedato due soldi bucati, e la notte stessa salì nella soffitta dove, in una sorta di teca creata da sua madre, erano contenute la divisa e la pistola d'ordinanza di suo padre , un tempo ufficiale dei carabinieri. Presa l'arma, che sapeva maneggiare , la pulì e la caricò. Il mattino seguente, come ormai d'abitudine, trovò i due compari seduti fianco a fianco al tavolo in attesa della colazione e posato il vassoio, passò alle loro spalle e con gesto fulmineo, sparò alla nuca dell'uno e dell'altro.
Non si formalizzò per il sangue e...altro che imbrattarono la tovaglia e ripulì tutto con accuratezza anche se era certa che il RIS non sarebbe mai giunto fin lì A notte profonda, avvolse ogni cadavere con dei cavi elettrici , li trascinò giù per le scale della cantina e li coperse alla meglio con della legna.
Dette un ultimo sguardo e le parve che quei pezzi di legna celassero dei serpenti attorcigliati alle loro prede.
Non aveva molto tempo a sua disposizione, ma a seppellirli avrebbe pensato la notte successiva. Risalendo in camera e sdraiandosi sul letto si chiese : due fosse o un'unica fossa ? Meglio due si disse , così quei due mostri sarebbero stati separati.


ANNAMARIA FABBRI

Ai piedi del letto c'era un grosso libro di pelle nera, il titolo con strani caratteri dorati brillava di luce propria. Con un leggero tonfo si aprì, facendo frusciare velocemente le pagine, poi si fermò alla 211. Una voce suadente sussurrava: "Leggimi, leggimi".
Con mani tremanti lo raccolse e sedendosi sul letto cominciò a leggere:
-Lo stagno era uno specchio d'argento su cui galleggiavano bianche ninfee, sulla sponda destra una torre di vetro lo sovrastava. Alla base della torre non vi erano porte e al suo interno s'intravvedeva un'imponente libreria con una comoda poltrona. Una coperta giaceva su un bracciolo. All'ultimo piano vi era l'unica finestra della struttura con un letto a baldacchino. Il luogo era silenzioso e deserto.
Le avevano detto che quella signora strana e speciale, amava essere in contatto con la natura, ma non si aspettava una torre di vetro. S'immaginava una dimora povera e dimessa.
Che si fosse sbagliata notte? Non sapeva neppure con precisione quando avrebbe avuto luogo la cerimonia.-
Finalmente un libro rilassante pensò Margherita e sollevò lo sguardo. Accidenti! La sua stanza era sparita e ora si trovava seduta sul prato di quel luogo incantato. Con stupore si guardò attorno. Il cielo era trapuntato di stelle e un'enorme luna rischiarava ogni cosa.
"Che ci faccio qui?" "E' la notte delle streghe. Cra, cra."
Si guardò attorno, ma c'era solo un grosso rospo su un sasso.
"Incredibile! Un rospo che parla?"
"E perché no?"
Stupefatta Margherita fissò quel grosso rospo, quando le ninfee si schiusero, facendo intravvedere piccolissimi e delicati esseri con le ali da libellula, che cominciarono a volarle attorno curiosi.
Voci sottili con un dolce eco chiedevano:
"Chi sei, chi sei, chi sei?"
"Sono Margherita, voi chi siete?"
"Fate delle ninfee, fee, fee" Risposero in coro.
"Ma che posto è questo? E io che ci faccio qui?"
Il rospo gracidò e rispose: "La torre della vecchia strega, la grande Befana."
Le piccole e delicate creature con le ali sussurrarono all'unisono: "A mezzanotte, notte, notte, la riunione, one, one, di tutte le befane, fane, fane. Sei nuova, ova, ova?"
Margherita sconcertata rispose: "Non ne so nulla."
Il cra cra del rospo si rifece sentire:"Quanti anni hai Margherita?"
"Sessantacinque."
"Allora sei una giovane piccola befana." Quel -giovane- le fece comparire sul volto un sorriso sarcastico. Giovane?! Lei si sentiva come una vecchia ciabatta.
Intanto intorno al lago comparivano altre signore: chi in pigiama, chi in camicia da notte, chi con una semplice maglietta, ma tutte disorientate e spaesate come lei.
La grande Befana, le altre befane, la cerimonia con la consegna delle scope, il volo nel cielo stellato tutte assieme e la consegna dei regali ai bambini addormentati, era come un sogno stupendo. Non poteva essere vero.
Verso l'alba, Margherita ritornò volando felice verso casa. Come nuova befana si doveva ancora abituare al nuovo mezzo e per la stanchezza, quando fu davanti alla finestra della sua camera da letto, passò tra rami dell'acero provocando vari: Cric, crac, ciac.
La mattina si svegliò nel suo letto con gli occhiali da vista ancora sul naso e il libro -Storia della bambina perduta- aperto sul letto.
Che cavolo! Ovvio che era solo un sogno. La mia mente si è regalata un dolce svago in un mondo fiabesco, il tutto per scacciare la sensazione opprimente e angosciosa della lettura serale.
Margherita si stirò. Depose gli occhiali sul comodino, infilò le ciabatte e aprì la finestra. L'aria fredda la sferzò, facendola rabbrividire. Aprì gli scuri e richiuse velocemente i vetri. Vari rami sottile dell'acero erano stati spezzati e giacevano sul prato.
Strano. Questa notte deve esserci stato un forte vento. Ho dormito così profondamente che non me ne sono accorta.




Il mio finale

Sul letto c’era un pacchetto. Piccolo come se contenesse un libro. Carta di mille colori diversi e un fiocco rosso sopra.
Si guardò attorno. Nessuno. Nessun segno di visite strane. Misteriosa la cosa!
Aprì il pachetto con mani tremanti. Conteneva un quaderno con la copertina anch’essa di mille colori diversi.
Lo sfogliò. Le pagine erano tutte bianche.
Solo sulla prima trovò una scritta.

"Il libro della tua vita.  Non permettere ad alcuni di scriverlo per te. Solo tu puo farlo!"

Nessuna firma in calce.
Patricia



22 commenti:

  1. Tutti belli come sempre i 'raccontiamo'
    C'è sempre qualcosa di speciale nei tuoi finali.
    Questa volta un messaggio importante da tenere sempre a mente.
    Buona giornata!
    Cri

    RispondiElimina
  2. Cara Patrizia, credo che ogni post che parla di assieme raccontiamo sia sempre molto interessante, io vi auguro di continuare sempre e sicuramente vi seguirò.
    Ciao e buona domenica con un forte abbraccio e un sorriso:-)
    Tomaso

    RispondiElimina
  3. Questa volta puoi compiacerti del risultato ottenuto: sono tutti veramente belli e dimostrano una certa fantasia. D'altro lato per stare nel tuo blog bisogna essere capaci ed anche nu pocorillo pazzi.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Soltanto perchè siete tutti bravi! Vi mettete in gioco senza problemi nè rivalità.

      Elimina
  4. Interessante il tuo finale^^
    E per me il più azzeccato effettivamente 😊.

    RispondiElimina
  5. Sempre felice di contribuire :-)

    RispondiElimina
  6. Belli tutti quanti!
    I miei complimenti :-)

    RispondiElimina
  7. E guarda quante sfaccettature può avere la vita vista e scritta da occhi diversi, che monotonia altrimenti. Un saluto a tutti!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ed è anche giusto! Siamo tutti diversi per fortuna :)
      Bacio

      Elimina
  8. Davvero moltissimi bei finali, compreso il tuo Patty!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Daniele!
      Tutti bravissimi come sempre!

      Elimina
  9. Grazie Patricia per la tua perseveranza. Guarda quanti racconti i tuoi input riescono suggerire.
    Complimenti a tutti gli autori che si mettono in gioco, divertendo e divertendosi. Tutti molto particolari: ci sono gli ironici, quelli che ti suggeriscono riflessioni, come il soffitto crollato di Rockpoeta, o quelli che utilizzando per la costruzione del loro racconto niente meno che Iliade nella traduzione di Ettore Romagnioli, vedi Sciarada.
    Quello che però stupisce, è sempre il tuo finale.
    Difficilmente si percepisce dove vuoi andar a parare.
    In questa puntata alcuni si sono avvicinati e hanno intuito (Azzurrocielo, Sinforosacastoro con il un foglio) ma la motivazione di quel che si legge o si dovrebbe scrivere sul quaderno o nel foglio sono comunque diverse.
    Il tuo messaggio Patricia è il libero arbitrio, personalmente ritengo sia il fondamentale a cui si concatenano gli altri.
    Brava Patricia.
    Felice di aver partecipato e di essere in questo bel gruppo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie a nome di tutti per le belle parole!
      Il libero arbitrio... dovrebbe essere innato e invece troppo sovente per il quieto vivere o perchè manca la forza di ribellarsi ci si adegua.
      bacio stella!

      ps se vuoi cimentarti nelle poesie l011 di gennaio inizia un giochetto nuovo ahahaahahah

      Elimina
    2. Emm... ho cercato il post del nuovo gioca che mi dicevi, ma non l'ho trovato, deduco da quel che scrivi qui che sia la poesia.
      Ti seguo e vediamo.
      Baci

      Elimina
    3. Ciaoa stella, scusa il ritardo ma sonn stata male.
      E' questo il post VERSEGGIANDO
      Sì, da cinque parole scelte a caso si può comporre una poesia. Lunghezza libera, stile libero, seria faceta, unoristica come si preferisce.

      Elimina